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ALCURE
NOTIZIE, per saperne di più.
Le
invenzioni di Leonardo da Vinci
I
disegni leonardeschi sono la testimonianza di un periodo straordinario quale fu
il Rinascimento italiano, ricco di cultura e grandi progetti. Una testimonianza
che narra degli uomini e di ciò che essi esprimevano e producevano,
delle macchine da loro create e usate per le costruzione di chiese, palazzi,
fortezze, delle macchine per la guerra, per il lavoro, per la produzione e il
commercio delle merci la cui disponibilita' condizionava la vita dei potenti e
delle loro corti.
Con
i suoi disegni di straordinaria chiarezza ed efficacia Leonardo ci da'
un'immagine di se stesso, dell'uomo che, formatosi in una delle città
più vive e stimolanti del suo tempo quale era Firenze, inizio' a
percorrere una strada autonoma di ricerca ed elaborazione di idee e di progetti
che toccavano molti settori, dall'idraulica alla meccanica, dal volo
all'anatomia, all'ottica...
Dagli
oltre 6.000 fogli di Leonardo vi riportiamo alcune delle idee più
interessanti.
Macchine
da guerra terrestri
Acciarino
automatico a pietra focaia
Il
modello rappresenta una delle idee che Leonardo elaborò per migliorare
l'accensione delle armi da fuoco. Il dispositivo è costituito da una
molla elicoidale collegata, tramite una catena snodabile, ad una ruota
superiore che, girando, strofina contro la pietra focaia (sulla sinistra)
provocando la scintilla. Il
grilletto è sulla destra. La catena articolata a tre maglie è
ingrandita e ricostruita a parte.
Il
foglio presenta due dispositivi per accendere a ripetizione la carica di
un'arma da fuoco. Il disegno dell'acciarino, di grande bellezza, è accompagnato
da una didascalia ed è contrassegnato da alcune lettere ad indicare le
parti meccaniche che verranno successivamente citate " Necessita
stabilisce in questo caso 3 molli, delle quali la prima attende alla
revoluzione della rota, la seconda allo spignere la pietra dcontro a essa rota,
la terza a civare detta rota, eccetera. Del modo del fare alla rota. Esce del
p, polo della rota, la fronte quadrata d'esso polo..." . Il disegno
è databile tra il 1497 e il 1500.
Affusto
di cannone a code divaricabili
Il
modello rappresenta un affusto di cannone a code divaricabili molto innovativo
e interessante perché consente di coprire notevoli settori di brandeggio
(rotazione di una bocca da fuoco su di un piano orizzontale) e di assicurare la
stabilità del tiro con la bocca da fuoco che può spostarsi
velocemente sia in orizzontale, mediante un sistema a guida, che in verticale
mediante un sistema a pioli.
Su
entrambi i fogli disegni di affusti per cannoni e particolari costruttivi.
Foglio recto a sinistra: piccolo congegno con la scritta "Per dare
foco". Foglio verso, anch'esso a sanguigna, con figure e testo mutilati.
Ai margini figura di bombarda su affusto e didascalia (in parte mancante) :
"il circulo adb è maggiore...cb è però stara
congiunto...balla colla sua femmina" .
Argano
per il sollevamento delle artiglierie
L'argano
era destinato a sollevare pezzi pesanti di artiglieria. La struttura è a
classica forma di "capra". Il sollevamento o l'abbassamento avveniva
lentamente tramite una vite perpetua e una ruota elicoidale che fungeva da
madrevite. Il moto faceva basculare l'asse centrale dove era appeso il cannone.
Il
foglio contiene disegni dedicati essenzialmente a due tipi di macchine: l'
argano per il sollevamento di grosse colonne e di bombarde con molti
particolari, un'altra ( qui non visibile) per il trasporto orizzontale di
grossi pesi. Due didascalie.
Artiglieria
con elevazione regolabile a chiodo
E'
una delle tre bombarde disegnate da Leonardo nello stesso foglio. Per la sua
dimensione è destinata ad essere usata nelle azioni della fanteria.
Oltre all'affusto leggero a ruote, l'arma ha la possibilità di essere
regolata in altezza utilizzando un sistema di bloccaggio mediante pioli. La
bombarda è ad avancarica e con bocca da fuoco in bronzo.
.
Il
foglio contiene tre disegni di bombarde ed è databile tra il 1480 ed il
1482. Sopra la prima bombarda " El peso dal perno indirieto". Sopra
la seconda bombarda " dal perno indirieto. Sopra la terza bombarda "
dal perno indirieto". Il foglio può' essere messo in relazione alla
lettera di Leonardo a Ludovico il Moro dove egli descrive la propria
capacità di costruire armi da fuoco veloci da spostarsi e precise nel
tiro.
Artiglieria
con elevazione regolabile a vite
Fa
parte di una delle tre bombarde disegnate da Leonardo nello stesso foglio. E'
caratterizzata dall'affusto a ruote estremamente maneggevole e da un sistema di
regolazione in altezza mediante vite. La bombarda, ad avancarica e bocca da
fuoco in bronzo, era destinata ad affiancare le azioni della fanteria.
.
Il
foglio riporta tre disegni di bombarde ed è databile tra il 1480 ed
1482.Sopra la prima bombarda: " El peso dal perno indirieto". Sopra
la seconda bombarda: " dal perno indirieto". Sopra la terza bombarda
" Dal perno indirieto". Il foglio può essere messo in
relazione alla lettera di Leonardo a Ludovico il Moro in cui egli descrive la
propria capacità di costruire armi da fuoco veloci nell'essere spostate
e precise nel tiro.
Artiglieria
con elevazione regolabile a vite
Fa
parte di una delle tre bombarde disegnate da Leonardo nello stesso foglio. E'
caratterizzata dall'affusto a ruote estremamente maneggevole e da un sistema di
regolazione in altezza mediante vite. La bombarda, ad avancarica e bocca da
fuoco in bronzo, era destinata ad affiancare le azioni della fanteria.
.
Il
foglio riporta tre disegni di bombarde ed è databile tra il 1480 ed
1482.Sopra la prima bombarda: " El peso dal perno indirieto". Sopra
la seconda bombarda: " dal perno indirieto". Sopra la terza bombarda
" Dal perno indirieto". Il foglio può essere messo in
relazione alla lettera di Leonardo a Ludovico il Moro in cui egli descrive la
propria capacità di costruire armi da fuoco veloci nell'essere spostate
e precise nel tiro.
Balista
lanciasassi
Il
modello rappresenta una catapulta a molle, in legno, tirate da una madrevite
posta nella base della struttura a capra. Lo strumento di guerra era pensato
per ottenere una grossa potenza in modeste dimensioni. Particolarmente
interessanti i vari dispositivi per aumentare la flessibilità delle
molle assicurando così un efficace lancio.
Sul
foglio, databile tra il 1485 e il 1490, sono disegnate quattro catapulte a
fionda. Sotto la catapulta qui rappresentata si legge "Molto
decomposto". In alto centrale (qui non visibile) la didascalia riporta
indicazioni sul trattamento del legno per la costruzione delle catapulte:
"Se tu vorrai un legno verde, tondo e diritto, e ogni volta che tu hai
tratto, voltala da l'opposita schiena. Questo legno non terrà mai torto
(non conserverà mai la piega)".
Balista
multipla
La
catapulta doppia, a cucchiaio e a fionda, è uno splendido esempio del
concetto di forza che Leonardo voleva dare alle sue macchine da guerra. Le
balestre vengono avvicinate e tese mediante la torsione di corde provocata con
il movimento di ruote dentate e vite senza fine. Successivamente si innestano i
due bastoni e si caricano le pietre. Un solo colpo di mazzuolo, provocando la
tranciatura delle due zeppe, fa abbassare il bilanciere che trascina in basso i
due semiassi. Sganciate così le due ruote dentate dalle relative viti
senza fine, si provoca il contemporaneo lancio dei sassi.
Il
foglio, databile tra il 1485 e il 1490, contiene il progetto per una grande
catapulta doppia. I due disegni in basso illustrano minutamente i congegni di
scatto e di caricamento. Didascalie: in alto a destra: "Quando tu hai
voltate le ruote che torcano le corde, e tu metti i bastoni delle forme;"
a sinistra: "Tutti questi strumenti sono in una medesima aperta. Fa che le
braccia de balestri parino braccia 20, e bastoni delle forme siedo braccia 10,
le sasso libbre 50"; in basso altre indicazioni e lettere: "Vite
senza fine AB- Qui si da col mazzo. Le 2 vite senza fine qui di sopra,
cioè AB, voltano le rote de le frombe"
Cannone
a tre canne
Al
tempo di Leonardo i cannoni erano impiegati soprattutto negli assedi, sia per
il loro peso, sia perché richiedevano troppo tempo per la carica ed
erano quindi poco utili sul campo di battaglia dove i movimenti delle truppe
erano troppo rapidi. Leonardo apportò delle modifiche che prevedevano di
aumentare la qualità di fuoco e regolavano velocemente il tiro. Il
modello rappresenta un altro tipo di artiglieria leggera: si tratta di un
affusto facilmente manovrabile con tre bocche da fuoco ed avancarica. Per
migliorare la precisione di tiro le tre bocche possono essere ampiamente
regolate in altezza tramite un sistema a pioli.
Il
foglio contiene un unico disegno, in parte mutilato, su carta tinta in azzurro
di un " carro da tromba" con tre trombe di fuoco. il disegno è
databile intorno al 1480-82 e può anch'esso essere messo in relazione
con la lettera inviata da Leonardo a Ludovico il Moro nella quale descriveva le
sue capacità a costruire una serie di armi da fuoco atte ad essere
trasportate velocemente e dotate di una notevole massa di fuoco.
Carro
armato
"Farò
carri coperti, securi e inoffensibili; e quali intrando intra li nimici con le
sue artiglierie, non è sì grande moltitudine di gente d'arme che
non rompessimo. E dietro a questi potranno seguire fanterie assai illese e
senza alcuno impedimento."
Per
portare panico e distruzione tra le truppe nemiche , Leonardo pensa e disegna
un carro a forma di testuggine, rinforzato con piastre metalliche, con torretta
interna di avvistamento ed armato di cannoni. Il movimento del carro era
garantito da 8 uomini che azionavano dall'interno un sistema di ingranaggi
collegato alle ruote. Dalle note che accompagnano il disegno si deduce che
Leonardo pensò di utilizzare dei cavalli al posto degli uomini, ma la
possibilità che gli animali si imbizzarrissero in uno spazio così
ristretto e rumoroso dovette ben presto dissuaderlo. La direzione del fuoco
poteva essere decisa dagli uomini posti nella parte alta del carro, da dove,
attraverso delle strette fessure, potevano vedere il campo di battaglia.
Il
foglio, che contiene progetti di carro falcato e di veicolo corazzato (carro
armato), è databile attorno al 1487, il disegno è stato eseguito
con penna e acquerello. E' disegnato anche l'interno del carro armato
evidenziando il particolare sistema di movimentazione del carro stesso.
Carro
falciante
Telaio
di un carro falciante già esistente al tempo e ripreso in più
versioni da Leonardo. Il carro era trainato da cavalli; le ruote, attraverso un
sistema di ingranaggi, mettevano in rotazione le falci che, avvertiva Leonardo,
potevano "fare agli amici tanto danno quanto ai nemici".
Il
disegno è databile intorno al1487.
Catena
articolata per acciarino
Il
modello rappresenta un particolare della catena detta "molla del
foco" impiegata nell'acciarino utilizzato per l'accensione automatica
delle armi da fuoco a miccia. Vedi anche acciarino automatico a pietra focaia
.
Il
foglio contiene vari disegni di elementi meccanici con prevalenza di catene e
molle 'revertiginose' o elicoidali. In basso a sinistra appaiono questi
elementi di catena con la scritta:" per dare una volta intera". In
alto a sinistra (qui non riprodotto) il particolare di una molla , detta
"molla del foco", per l'accensione automatica a miccia delle armi da
fuoco; la si può ritrovare nel foglio 158 del Codice Atlantico.
Macchina
per l'assalto alle mura
Ripreso
da antichi testi, il modello proposto da Leonardo rappresenta una macchina da
guerra per l'assalto alle mura costituita da una struttura movibile con un
ponte corazzato, che, appoggiandosi sulle mura nemiche, poteva facilmente
superare il fossato e permettere alle truppe assalitrici di penetrare dentro la
città o il castello.
Sul
foglio è rappresentata una grossa macchina per l'assalto alle mura con
scavalcamento di fossato. Il disegno è databile intorno al 1480.
(Per
una alterazione subita, la carta
è trasparente e chiara nella parte inferiore, più scura in quella
superiore)
Organo
a 8 canne
Modello
di mitragliera realizzato con una serie di bocche da fuoco di piccolo calibro,
dette "scoppietti", montate su un unico affusto a ruote. Un
dispositivo a vite permette di regolare l'alzo del pezzo. La disposizione a
ventaglio tende ad ampliare il campo di tiro in modo da ovviare
all'imprecisione e consente di meglio fronteggiare la carica delle truppe
nemiche. L'arma, grazie alla sua modesta dimensione era idonea ad essere
spostata velocemente.
Sul
foglio tre disegni relativi ad artiglieria a canne multiple. Sopra la seconda
figura con le lettere a-a appare la didascalia: " Quella parte del carro
che confina colle code delle spingarde, ch'è segnata a, si vuol alzare
quando vuoi cavar fuori le code delle spingarde".. Il foglio è
databile tra il 1480 ed 1482 e può essere messo in relazione alla
lettera di Leonardo a Ludovico il Moro nella quale esponeva le sue
capacità di costruire cannoni trasportabili velocemente e precisi nel
tiro.
Organo
a 33 canne
Modello
di mitragliera costituito da 33 piccole bocche da fuoco ordinate in tre file da
11 cadauna su unico telaio rotante. Scaricata la prima fila, l'artigliere
avrebbe potuto successivamente mettere in posizione di fuoco la seconda e la
terza. Le bocche da fuoco ad avancarica sono fissate al telaio con una cerniera
che ne permette la rotazione verso l'alto per il caricamento. Una volta
caricate, le canne sono trattenute in posizione da un'asta di metallo fissata
ai lati mediante cavicchi.
.
Il
foglio contiene tre disegni relativi ad artiglieria a canne multiple. Questo,
denominato "organo a 33 canne", è il primo in alto e reca la
seguente didascalia: "Spingarde a organi "( per la somiglianza con le
canne d'organo). "In su questo carro sie 33 scoppietti che se ne trae
undici per volta". L'intero foglio è stato disegnato tra il 1480 e
il 1482 e può essere messo in relazione alla lettera che Leonardo scrive
a Ludovico il Moro nella quale descrive la propria capacità di costruire
armi da fuoco veloci nel tiro e facilmente trasportabili.
Proiettili
ogivali
I
modelli sono stati realizzati per mettere in evidenza le notevoli intuizioni di
Leonardo sull'effetto dell'aria sui proiettili sparati dai cannoni. Pur non
arrivando ad una formulazione matematica della traiettoria, la presenza di
alette e la forma particolarmente moderna dei proiettili danno l'idea di una
giusta intuizione riguardo all'attrito che l'aria esercita e l'importanza di
una forma aerodinamica che garantisca stabilità ed efficienza di tiro.
.
Il
foglio contiene il disegno di cinque proiettili ogivali ed in basso un rilievo
di terreno. Sotto i proiettili ogivali due scritte: in alto "mezo
cioè a metà", in basso "boca aunglata". A sinistra
didascalia sulla potenza dei proiettili: "La superchia potenza sopra una
medesima resistenzia niente giova al mobile. Ma se la potenzia del motore si
trove rà in proporzione col suo mobile, allora el moto fatto dal mobile
fia in primo grado di sua valitudine..."
Scala
per l'assalto alle mura
Oltre
ai sistemi innovativi per l'assalto alle mura di città nemiche, Leonardo
ripropone sistemi classici riprendendoli spesso da altre fonti scritte
(Vitruvio). Questa scala è fissata ad uno speciale supporto costituito
da una ruota, in parte dentata, che fa presa in una vite senza fine. La
manovella posta sotto la ruota la mette in movimento in avanti o all'indietro
facendola così alzare o abbassare.
Un
disegno sullo stesso argomento è riportato nel foglio 29 v. del codice
Trivulziano.
Macchine
per volare
Aliante
con estremità alari manovrabili
Leonardo,
mentre intuiva la difficoltà di realizzare il grande sogno di poter
volare con macchine volanti a propulsione umana, si orientava verso il volo
librato. Nell'aliante da lui concepito la posizione del volatore è
studiata in modo che egli si possa bilanciare mediante opportuni movimenti
della parte inferiore del corpo. Le ali, che imitano quelle dei pipistrelli e
dei volatili di grandi dimensioni, appaiono fisse nella parte più
interna (quella vicino alla persona), e mobili in quella esterna . Questa parte
può infatti essere piegata attraverso un cavo di comando azionato dal
volatore per mezzo di maniglie. Leonardo era giunto a tale soluzione studiando
la struttura alare degli uccelli e osservando che la parte interna delle loro
ali si muoveva più lentamente di quella esterna e che perciò
serviva più a sostenere che a spingere in avanti.
Disegno
eseguito a sanguigna e penna. Il foglio contiene tre disegni di ala articolata
con sistema di cinghie passanti tra le gambe ed attorno al corpo del volatore.
Leonardo riduce la struttura alla forma più semplice con ali
direttamente applicate al corpo umano (ornitottero). La nota lungo il margine,
aggiunta in un secondo tempo, non riguarda i disegni sopra descritti, ma
riporta osservazioni relative
All'interno
del laboratorio "Le fantastiche macchine di Leonardo da Vinci"
è stato ricostruito un modello interattivo dell'aliante, azionabile
direttamente dal pubblico..
Ala
articolata
Nello
sforzo di riprodurre fedelmente la struttura d'ala degli uccelli, Leonardo
disegna questo congegno con meccanismi di trazione e torsione della parte
esterna dell'ala. Le articolazioni sono collegate a mezzo di tiranti. Il
dispositivo cosi' concepito doveva garantire il ritorno automatico dell'ala
flessa. Particolare cura viene rivolto allo studio delle molle e delle giunture
fra le varie parti dell'ala.
Il
foglio, databile attorno il 1496, contiene lo studio per una ala articolata e
alcuni particolari sulle giunture e molle da usarsi per la costruzione della
stessa. Il disegno dell'ala, eseguito con matita e penna, riporta le lettere
n-r-m-o-f che Leonardo riprende nelle didascalie. Sotto la grande figura d'ala
si legge "di pannicola o di pesce rondine" e ancor più sotto e
per il lungo "Tolli n' iscambio di molla, fila di ferro sottili e
temperate; le quali fila sieno di medesima grossezza e lunghezza infra le
legature, e arai le molli d'equal potenzia e resistenzia, se le fila in ciascun
sieno di pari numero".
Anemometro
Leonardo
disegna due tipi d'anemometri ; questo è detto a " lamelle
" o " pennello " e
si tratta di un semplice legno graduato dotato di una lamina che si sposta in
funzione della forza del vento. Lo strumento serviva per lo studio delle
condizioni atmosferiche, per garantire la sicurezza del volo.
Il
foglio contiene vari disegni di strumenti sul volo e di congegni di altra
natura. Il disegno dell'anemometro, databile tra il 1483 ed il 1486, è
accompagnato da una interessante didascalia in cui Leonardo evidenzia la
necessità di affiancare a questo strumento un orologio a fine di poter
determinare la velocità del vento : " A misurare quanta via si vada
per ora col corso d'un vento. Qui bisogna un orilogio che mostri l'ore, punti e
minuti " .
Anemoscopio
Particolare
dello strumento per il volo denominato " inclinometro a lamelle " ,
pensato per capire rapidamente da che parte soffia il vento. Faceva parte degli
strumenti che Leonardo riteneva necessari per chi volava, per conoscere le caratteristiche
dell'aria o del vento.
Il modello del Museo
Attrezzo
per la prova dell'ala battente
Secondo
Leonardo, se lo sperimentatore fosse riuscito ad abbassare con sufficiente
rapidità la lunga leva, l'ala ad essa attaccata, appoggiandosi
sull'aria, avrebbe dovuto sollevare il peso del pancone pesante all'incirca
quanto quello di un uomo. Per ottenere questo risultato, Leonardo calcolava che
l'ala dovesse misurare circa 12 metri in lunghezza e larghezza e che pertanto
due ali di questa dimensione fossero sufficienti a sollevare e mantenere in
aria l'uomo e la sua macchina volante.
In
questo disegno, databile tra il 1483 e il 1486, Leonardo descrive come misurare
la portanza specifica di un'ala. Prima fa uso di una bilancia, visibile nel
disegno in alto, e successivamente dell'attrezzo con cui si doveva verificare
la possibilità di sollevare un pancone pesante 200 libre (68 kg circa).
La nota evidenzia l'importanza della velocità nell'abbassare l'ala.
Leonardo riporta infine un interessante esempio di come l'uomo, immerso
nell'acqua, riesce a sollevarsi abbassando e quindi alzando velocemente le
braccia, invece di muoverle lentamente. In un'altra nota riportata nel Codice
Atlantico, foglio 825 r., dopo aver constatato che l'apertura d'ala di
un'anatra espressa in braccia corrisponde alla radice quadrata del peso di tale
animale, Leonardo calcola che per sollevare un uomo con la sua macchina volante
(per complessive 400 libre, ossia 136 kg), occorra un'apertura alare pari circa
alla radice quadrata del peso: 12 metri. L'esperimento andrebbe fatto in
collina, in modo da essere favorito dalle correnti ascensionali. Per poter
riprodurre questa situazione di "aria piena", come Leonardo cita
è sufficiente adottare una manovra che definiremo a ventaglio: si tiene
l'ala in basso, la si fa poi sollevare al massimo, e quindi subito dopo la si
fa riabbassare. Il vuoto d'aria creato nel sollevamento crea cosi' una corrente
d'aria simile alle corrente ascensionali.
All'interno
del laboratorio "Le fantastiche macchine di Leonardo da Vinci"
è stato ricostruito un modello interattivo dell'ala battente, azionabile
direttamente dal pubblico..
Inclinometro
Lo
strumento serviva a controllare la posizione di volo delle macchine volanti
ideate da Leonardo. Per raggiungere la posizione orizzontale, indispensabile in
alcune condizioni di volo, la pallina posta all'interno della campana di vetro
si doveva trovare proprio nel centro dello strumento. La campana serviva ad
evitare colpi di vento sulla pallina.
Il
foglio contiene, in alto, disegni relativi alla scienza dei pesi applicata alle
bilance ed esperienze per misurare la robustezza delle viti; in basso, il disegno
dell'inclinometro, databile tra il 1483 ed il 1486. Vicino a questo strumento,
pensato per misurare la verticalità e da usarsi per il volo, Leonardo
scriveva: " non ci vuol dare il vento" e poi " Questa palla
dentro al cerchio ha esser quella che ti farà guidare lo strumento
diritto o torto, come vorrai, cioè quando vorrai andare pari, fa che la
palla stia nel mezzo del cerchio, e la pruova te lo insegnerà".
Macchina
ad ali battenti con struttura d'appoggio verticale
Il
disegno appartiene al primo periodo di studi di macchine meccaniche per volare,
nelle quali la forza dell'uomo ed i meccanismi indicati dovevano permettere
alla struttura dell'ala di muoversi con notevole rapidità. In questo
esempio l'uomo e' in posizione verticale e la forza viene esercitata sulle due
staffe che successivamente, per mezzo di corde e di carrucole, la rimandano
alla struttura delle ali.
Questo
foglio, databile tra il 1496 ed il 1499, contiene studi per il volo strumentale
e specificatamente per un congegno per la battuta delle ali, azionate dai piedi
che mettono in movimento in senso alterno due funi avvolte su carrucole alle
quali sono legate le parti estreme delle due ali. Leonardo scrive ormai
convinto, che la posizione più comoda e vantaggiosa per le sue macchine
volanti sia quella eretta e non più prona come già disegnato in
molte delle precedenti macchine volanti.
Meccanismo
di battuta d'ali a vite e madrevite
Leonardo
si occupo' del volo meccanico soprattutto nei suoi primi periodi di permanenza
a Milano e ideo' varie macchine che, tramite complicati meccanismi, dovevano
muoversi e alzarsi grazie alla sola forza muscolare umana. In questo congegno
di propulsione delle ali, il movimento doveva avvenire attraverso un sistema di
vite e madrevite e due staffe laterali che trasmettevano la forza alle ali,
facendole alternativamente alzare e abbassare. Tale forza era trasmessa
dall'uomo attraverso i muscoli delle gambe tenendo i piedi nelle due staffe
sottostanti.
Questo
disegno, databile intorno al 1486, è inserito in un foglio contenente
tre schizzi, con relative didascalie, di diverso soggetto. Il meccanismo
propulsivo della macchina volante, posto nella parte alta del foglio, richiama
alcuni particolari precedentemente già disegnati da Leonardo ( cod.
Atlantico ex 381 v. e Ms B f. 78 r.). Il tamburo ruota grazie alla spinta
prodotta dai piedi inseriti nelle due staffe, facendo scorrere alternativamente
nei due sensi la fune impegnata con le due carrucole. La nota sottostante
recita: "Questa fa un grande acquisto, cioè d'alzare e abbassare, e
quest'è per cagione che ciascuna vite è in sei doppi, e nel
volgere femmine contro alle viti, ciascuna femmina fa di mutazione un sesto di
braccio, ch'essendo 6 femmine, fanno uno braccio di mutazione" ( 6 cm di
spostamento).
Motore
a balestra per macchina per il volo
La
macchina doveva volare grazie alla forza meccanica prodotta da una balestra
(caricata) che avrebbe trasferito
la sua energia alle ali. Il modello è particolarmente interessante
perché mette in evidenza quanto Leonardo cercasse di utilizzare i
meccanismi con balestra delle macchine per il movimento a terra. Inoltre l'uso
della balestra al posto della forza umana sottolinea la convinzione di Leonardo
che la sola forza muscolare difficilmente riuscirà a far volare l'uomo.
Il modello al Museo unisce questa idea allo studio dell'ala articolata.
Il
foglio, databile al 1496, contiene disegni di diverso argomento, uno di essi
riguarda il volo e rappresenta una macchina per volare con motore a balestra;
molto in piccolo, raffigurazioni del pilota in vari atteggiamenti. Sono
presenti didascalie, tra cui una particolarmente curiosa che mette in evidenza
la preoccupazione di Leonardo di essere spiato durante le sue sperimentazioni :
" e se stai sul tetto al lato della torre, que' del tiburio non
vedano". Leonardo era attratto da molteplici interessi e così,
intorno al 1490 i suoi studi sul volo subiscono una battuta di arresto e
vengono ripresi solo nel 1496 quando egli progetta questa macchina volante con
motore a balestra, il c.d. "aeroplano di Leonardo".
Navicella
volante
La
navicella , munita di ali battenti e timone, e' una delle macchine per il volo
più fantastiche pensate da Leonardo. I volatori dovevano prender posto
all'interno di una navicella fatta a guscio con all'interno i meccanismi (viti
e madreviti e manovelle) necessarie a far muovere le due grandi ali a
pipistrello. Particolarmente interessante l'ampio piano di coda, forse pensato
per regolare la posizione e la direzione della navicella stessa.
I
due disegni contenuti in questo foglio senza alcuno scritto sono databile tra
il 1486 ed il 1490. Sono interessanti perchè evidenziano, per la prima
volta, sia il grande piano di coda che doveva servire per la stabilita' in volo
e nell'atterraggio della navicella, sia la forma della fusoliera. Le ali di
questo mezzo per volare venivano azionate da un meccanismo a vite e madrevite,
studiato proprio per ridurre lo sforzo, posizionato sul manubrio dei due uomini
che avrebbero dovuto costituire l'equipaggio della navicella.
Paracadute
Leonardo
annoto' che con una tenda di lino a forma piramidale, la cui base fosse tenuta
rigidamente aperta e fosse larga 12 braccia (circa 7 metri) e profonda
altrettanto "ognuno si potrà gettare da qualsiasi altezza senza
alcun rischio".
Il
foglio contiene disegni relativi a studi per il volo meccanico risalenti al
periodo tra il 1483 ed 1486. Nella parte alta del foglio e' enunciato, per la
prima volta, il principio della reciprocità aerodinamica ed appare il
progetto di paracadute con relativa didascalia: "Se un uomo ha un
padiglione di pannolino intasato (tela di lino disposta in modo da otturare
ogni interstizio) che sia di 12 braccia per faccia e alto 12, potrà
gittarsi d'ogni grande altezza senza danno di se". Dato che il braccio
fiorentino e' circa 60 cm, il paracadute di Leonrdo può schematicamente
essere paragonato ad una piramide quadrangolare avente lato di base di circa
7.20 mt ed uguale altezza.
Struttura
d'ala
Lo
studio della struttura delle ali rappresento' per Leonardo un momento
importante nello sforzo di realizzare una macchina capace di far volare l'uomo.
In questo disegno Leonardo pensa ad un'ala che, a somiglianza di quella del
pipistrello, preveda un unico panno (telo) teso su un'armatura in legno e
canne. L'ala, con le sue nervature ed i suoi rivestimenti, veniva ad essere
costituita da una trave principale (di abete) da cui partivano i raggi
dell'armatura (fatti di canne).
Il
foglio, databile tra il 1486 e il 1490, riporta un disegno a penna, con pochi
tratti in matita, dell'ala meccanica coperta di "panno" e mossa con
un verricello a manovellla (in basso a sinistra sul foglio). Il disegno
dell'ala è privo di didascalie; in uno studio precedente Leonardo
esprime comunque la convinzione della necessità di abbandonare gli studi
sull'ala traforata o a sportelli, indirizzandoli su un'ala con rivestimento
continuo . Per ottenere i movimenti di quest'ala disegna il meccanismo, sopra
riportato, che azionando una manovella trascinava una corda su un verricello in
alto e in basso.
Struttura
d'ala con inclinazione variabile durante la battuta
Leonardo
tentò ripetutamente di riprodurre in modo meccanico le articolazioni
delle ali degli uccelli durante le varie fasi del volo. Questo modello,
ricostruito in base al disegno eseguito presumibilmente nella prima fase di
permanenza a Milano, e' accompagnato da una minuziosa descrizione in cui
Leonardo indica la posizione delle braccia e delle gambe e i movimenti
sincronizzati necessari affinché l'ala, attraverso un sistema di
cordicelle e articolazioni varie, ruoti in modo da porsi di taglio quando va
avanti e di faccia quando torna indietro.
Il
foglio, databile intorno al 1496, contiene un disegno che riproduce un
meccanismo per l'alzata e la rotazione dell'ala di una macchina volante. E' uno
dei congegni piu' completi immaginati da Leonardo, che per il suo funzionamento
utilizza altri sistemi precedentemente studiati. Il disegno è
accompagnato da alcune lettere L-H- P-T-FD-EV-S-AB-O-C che Leonardo richiama
nella lunga didascalia posta in basso a fianco del disegno "Qui il primo
moto è in C andando in basso per causa delli piedi, e cosi' il medesimo
è fatto nel loco D per cagione delli mani..."
Vite
"Trovo,
se questo strumento a vite sarà ben fatto, cioè fatto di tela
lina, stopata i suoi pori con amido, e svoltata con prestezza, che detta vite
si fa la femmina nell'aria e monterà in alto".
E'
uno dei disegni più conosciuti di Leonardo; alcuni studiosi vi hanno
voluto trovare addirittura l'antenato dell'elicottero. L'unico disegno che
accompagna la nota di Leonardo si riferisce a una vite aerea del diametro di 5
metri fatta di canne, tela di lino e filo di ferro, azionata presumibilmente da
quattro uomini che avrebbero dovuto poggiare con i piedi sulla piattaforma
centrale e con le mani far forza sulle rispettive barre, in modo da far ruotare
l'albero. Così concepito lo strumento difficilmente avrebbe potuto
sollevarsi da terra, nè tantomeno avrebbe potuto essere successivamente
azionato. Rimane in ogni caso l'idea che con una adeguata forza motrice lo
strumento poteva effettivamente avvitarsi nell'aria e alzarsi da terra.
L'idea
di Leonardo
Il
disegno della vite aerea, databile tra il 1483 ed il 1486, fu eseguito durante
la prima permanenza a Milano, ed appartiene alla prima serie delle macchine
progettate per il volo meccanico. Da queste si distingue perché era
destinata a studiare l'efficienza trattiva dell'elica anziché costituire
una vera macchina per il volo. Leonardo infatti, nella nota che accompagna il
disegno, per sperimentare quanto afferma suggerisce, come esempio, di afferrare
un'asta larga e sottile e di farla muovere velocemente nell'aria: si
potrà cosi costatare che il braccio della persona che tiene l'asta
sarà trascinato in alto nella direzione dell'asta stessa. Nella medesima
nota Leonardo consiglia di fare un modello di carta, a forma di vite, e
lanciarlo mediante una molla a spirale avvolta alla base della vite stessa. Questo
particolare accenno alla molla rafforza l'ipotesi che lo stesso modello
rappresentasse in verità solo il gioco del mulinello già in voga
ai tempi di Leonardo, gioco che per le piccole dimensioni poteva essere
azionato da una molla o meglio ancora da una corda il cui rapido svolgersi
metteva in rotazione la vite facendola sollevare. da tale sistema potrebbe
essere arrivata l'intuizione che lo stesso sistema, con misure diverse, e mosso
a una forza adeguata poteva sollevarsi da terra e trasportare con se gli uomini
che avrebbero dovuto assicurare la forza.
Il
modello interattivo
All'interno
del laboratorio "Le fantastiche macchine di Leonardo da Vinci"
è stato ricostruito un modello interattivo della vite aerea, azionabile
direttamente dal pubblico - di seguito trovate alcune immagini .
Macchine
per uso civile
Alambicco
Il
modello rappresenta la sezione di un alambicco del cui uso Leonardo
accennerà in disegni successivi.
Il
foglio contiene il disegno dell'alambicco e le scritte " Qui ha a stare acqua che continuo
si muti. Qui entra il fumo. Qui istà che vuoi istillare " .
Alambicco
perfezionato
Per
il buon funzionamento delI'alambicco,
sul cui uso Leonardo farà cenno in disegni successivi, egli
propose questo dispositivo a doppia parete formante una camicia continua di
raffreddamento.
Il
foglio contiene vari disegni sul modo di usare un alambicco. La figura qui rappresentata
evidenzia e descrive un fornello con alambicco. Così scriveva Leonardo
" Questo fornello ha a avere continuamente un'acqua la quale continuamente
si muta, acciò che il cappello del lambicco stia sempre freddo, il quale
sta sotto detta acqua... "
Apparecchio
per la misura della resistenza dei fili
L'apparecchio
pensato da Leonardo per fare " .... sperienza della forza che può
fare un filo di ferro in varie lunghezze ... " è costituito da una
tramoggia contenente della sabbia che può venire versata, attraverso una
piccola apertura, all'interno di un cestello appeso ad un filo. La sabbia
continua ad entrare fino a provocare la rottura del filo stesso. Nel momento in
cui avviene la rottura, un dispositivo interrompe il flusso della sabbia;
quella raccolta nel cestello diviene così misura della resistenza del
filo. Il dispositivo era pensato per ripetere la prova con differenti metalli o
altri materiali usati per sostenere pesi quali legno, pietre, corde o altri
ancora.
Dalla
lettura della nota posta a fianco del disegno, eseguita con grafia molto curata
e non priva di tratti ornamentali, e' possibile seguire l'evolversi dell'esperienza
finalizzata a determinare la resistenza di un filo metallico e di "ogni
cosa atta a sostenere".
Leonardo sostiene, riportando diversi esempi, che la lunghezza del filo
influisce sulla sua resistenza.
Il modello del Museo
Attrezzo
per condotti conici
Lo
strumento serviva a determinare la velocità del vento (o dell'acqua).
Era costituito da due condotti conici con un rapporto di superficie di base di
1 a 5. Entrambi erano posti davanti ad una girante a pale ruotante su un asse
su cui si avvolgeva la corda con un peso indicatore della forza del vento. Il
doppio condotto serviva da controllo sulla bontà della misura; infatti
il rapporto fra le due misure doveva essere di 1 a 5, uguale al rapporto delle
superfici di base.
Nel
foglio, databile intorno al 1490, è raffigurato nella parte alta un
anemometro a pressione simile a quello già disegnato nel Codice
Atlantico, in basso è riprodotto un anemometro differenziale ( attrezzo
per condotti conici), che è uno strumento destinato a stabilire se la
pressione di una stessa corrente aerea passante per due tubi conici di
differente diametro sia proporzionale alle aperture dei coni stessi.
Carro
automotore
Leonardo
fu particolarmente attratto dai problemi riguardanti la locomozione, come
testimoniano i numerosi schizzi e disegni di carri e veicoli, sparsi nei
codici. Il modello rappresenta un esempio di carro automotore in cui venivano
applicati meccanismi (in particolare balestre e ruote dentate) già
conosciuti ed usati da Leonardo. Il carro doveva essere azionato da un sistema
di caricamento manuale delle balestre che dovevano, attraverso complicati
ingranaggi, trasmettere alle ruote motrici la forza immagazzinata. La
trasmissione, che era indipendente su ogni ruota era assicurata da un congegno
a ruotismi che ne permetteva la differenza di velocità. Una terza ruota
doveva essere collegata da una specie di timone che serviva a direzione di
carro.
Sul
foglio e' presente lo studio per un carro semovente o "automotore".
Sono disegnate sostanzialmente due viste con la chiara intenzione di presentare
l'apparato motore e gli strumenti per caricare le molle necessarie a
trasmettere la forza alle ruote. Il resto del carro è sommariamente
abbozzato, al punto che Leonardo rimanda ad un altro disegno presente nel
foglio 114 del Codice Atlantico con la posizione del guidatore a bordo del
carro stesso. Tale disegno e con esso l'idea del carro e' databile intorno al
1478. Infatti alcuni particolari della stessa macchina si riconoscono in un
altro e noto disegno conservato a Firenze presso gli Uffizi nel quale Leonardo
scrive di aver iniziato il progetto del carro proprio nel dicembre di
quell'anno.
Carrucole
Leonardo
da Vinci non ha certo inventato le carrucole, note fin dall'antichità; ciò
che pero' e' interessante e' l'occhio con cui Leonardo studia le carrucole: e'
l'occhio dello scienziato, che cerca di cogliere i segreti della trasformazione
del moto e della trasmissione della forza. In diversi disegni infatti Leonardo
ha lasciato testimonianza del suo interesse per lo studio delle carrucole e di
altri sistemi di sollevamento di pesi, sistemi allora molto diffusi sia nei
cantieri edili sia all'interno delle fonderie. In particolare nelle pagine del
Codice Atlantico, nel manoscritto C e nei codici di Madrid e' possibile
ritrovare dei disegni che rimandano, uno con l'altro, a tutta una serie di
osservazioni che Leonardo ha dedicato allo studio del comportamento delle
carrucole, semplici e complesse, e alle taglie, che sono paranchi utilizzati
per il sollevamento di grossi pesi.
Di
particolare interesse sembra l'attenzione che Leonardo dedica al comportamento
delle funi utilizzate nel funzionamento di tali dispositivi: ciò al fine
di individuare le forze in gioco in funzione delle diverse posizioni che le
funi potevano avere rispetto ai singoli bozzelli e tra la fune e le singole
cavità dove esse erano alloggiate. Lo studio delle condizioni di
equilibrio tra peso da sollevare e forza tirante era probabilmente finalizzato
anche alla comprensione delle forze di attrito che intervengono in siffatti
meccanismi.
All'interno
del laboratorio "Le fantastiche macchine di Leonardo da Vinci"
è stato ricostruito un modello interattivo delle carrucole, azionabile
direttamente dal pubblico..
Coclea
In
diverse pagine ricorrono disegni di coclea ( codice Foster pag.52v., 53r.,
54v., Codice Atlantico 1069r., ecc ) quasi sempre predisposti per sollevamento
d'acqua o di cereali ad altezze teoricamente grandi senza dover vincere
l'intera prevalenza corrispondente e pertanto con impiego di potenze modeste.
Tale strumento conosciuto fin dall'antichità ( si chiama infatti anche
vite d'Archimede ) si trova anche in altri disegni di Francesco di Giorgio o
del Taccola. Leonardo sembra intuire nella coclea una macchina in grado non
solo di sollevare acqua ma di produrre essa stessa movimento, simile ad una
motrice idraulica. Tale riflessione gli deriva dalla constatazione che una
coclea piena di acqua, appena messa
in piedi e raggiunto un certo angolo di inclinazione si mette
in rotazione nel momento stesso in cui l'acqua incomincia a defluire dalla
parte inferiore.
In
alcuni passaggi Leonardo fa chiaramente vedere di conoscere il funzionamento
della coclea mettendo in evidenza, ad esempio, l'importanza dell'inclinazione
dell'asse di rotazione rispetto al numero di spire avvolte intorno a detto
asse.
All'interno
del laboratorio "Le fantastiche macchine di Leonardo da Vinci"
è stato ricostruito un modello interattivo della coclea, azionabile
direttamente dal pubblico..
Distillatore
a refrigerazione continua
Questo
alambicco era caratterizzato da una superficie di condensazione assai ampia con
separazione della zona del fuoco da quella dell'acqua di raffreddamento
mediante una zona centrale esposta all'aria. Si riduceva così al minimo
il salto di temperatura che poteva danneggiare i recipienti di vetro e ceramica
Il
foglio contiene il disegno di un alambicco con la relativa didascalia : "
Modo di fare una stillazione (distillazione) chiara. Fa che l'acqua corra
circundando tutto il limbicco".
Doppia
gru girevole
Vista
da Leonardo in molti cantieri, nelle vicinanze di cave di pietra o allo scavo
di canali, questa doppia gru, oltre a lavorare in altezza, poteva ruotare
permettendo rapidi travasi di materiali. Nel disegno le due gru hanno
soprattutto la funzione di controbilanciarsi; mentre una gru veniva caricata
con un masso appena tagliato, l'altra scaricava il blocco precedente. A questo
punto la piattaforma girava per invertire la posizione dei due bracci. La
doppia gru poteva inoltre essere trainata per brevi tratti su rulli, mediante
argano orizzontale a vite e madrevite.
Il
foglio contiene tre disegni eseguiti a penna e inchiostro seppia: una doppia
gru entro un fossato con casse, una slitta con carico (qui non visibile), una
pianta di rivellino (qui non visibile). Il disegno della doppia gru, databile
tra il 1487 ed il 1490 porta la dicitura: "Da votare fossi"
(probabilmente quelli del Castello di Milano). Un'altra mano ha ripetuto
"da votare fosi".
Escavatrice
L'azionamento
della zappa in questa macchina escavatrice avviene per effetto del rilascio
istantaneo verso il basso del peso del recipiente equilibratore. La grande
semiruota serve a facilitare l'operazione manuale di ricarico del peso alla
massima altezza di lavoro. L'operazione si ripete più volte
finché la zappa non arriva alla profondità del fossato.
L'escavatrice viene successivamente trainata in avanti e l'operazione
può cosi' continuare.
Foglio
capovolto contenente un disegno di macchina escavatrice. In basso probabile
schizzo cartografico e la scritta " Popolonia".
Forno
a fiamma guidata
Forno
per la fusione di metalli, anche di natura diversa, non esposti alla fiamma
diretta. La bocca d'entrata dell'aria, destinata a dare "movimento"
al fuoco, si apre nella base del forno.
Il
foglio contiene vari disegni tra cui un gruppo relativo a forni e fornelli, uno
dei quali è presentato anche in pianta. Il disegno è databile
intorno al 1480. Leonardo riporta varie indicazioni "fondamento del
fornello-Zafo-Bagno- Isfiatatoio- Fuoco" - "fornello" -"
Quanto più il moto naturale del foco o del peso fia lungo, più
vale la sua percussione" - "Bocca dond' entra l'aria. Dall'a al b ha
a esser voto accio' che l'aria sia quella che dia movimento al fuoco".
Fuso
ad aletta
Nel
campo della tessitura, e' una delle macchine più innovative proposte da
Leonardo. Grazie al fuso ad aletta, con il quale nel medesimo tratto di filo si
eseguono in un primo tempo le operazioni di stiro, torsione ed immediatamente
dopo l'operazione di incannatura, Leonardo ha posto le basi del filatoio
continuo. In questa macchina, le operazioni di stiro, torsione ed incannatura
avvengono nel medesimo tempo in tre tratti di filo consecutivo, e si ripetono
con il costante avanzare del filo.
Sul
foglio sono presenti vari disegni riferiti al filatoio a manovella ed a molti
suoi particolari. E' stato eseguito con matita, sanguigna, penna e colore
probabilmente tra il 1497 ed il 1500. Sul margine sinistro annotazioni sul
colore della pelle degli uomini e sugli elementi. A destra il filatoio con:
"200 - queste cavicchie si mettano quando la corda s'allentassi - 160 -
gSa. La rota ovvero..." segue il particolare del fuso contrassegnato dalle
lettere n a o r m; poi rocchetto con cinghia e fuso. Margine a sinistra,
didascalia non riferibile all'argomento del filatoio: "Li omini nati in
paesi caldi amano la notte...".
Garzatrice
Leonardo,
cercando di migliorare le macchine tessili, per non essere vincolato a una
lunghezza prestabilita della stoffa di lana da cardare, ideo' questa complessa
macchina costituita da un robusto cavalletto di legno a forma triangolare che
sostiene due rulli, uno superiore l'altro inferiore. La pezza, le cui
estremità sono collegate a detti rulli, si svolge dal rullo superiore ed
e' avvolta per richiamo da quello inferiore. Durante tale movimento viene
lavorata (garzata) da cardi applicati a una pesante barra posizionata al di
sopra del rullo superiore.
Il
foglio contiene il disegno di una garzatrice con panno avvolto su due cilindri.
Tale disegno e' stato eseguito probabilmente tra il 1495 ed il 1496. Altri
soggetti sono disegnati sul foglio capovolto. Sotto la grande macchina a
cilindri la didascalia recita: "Il panno vol essere in croce
garzato". Foglio capovolto, a destra macchina con due cilindri e
didascalia "Fa che'l polo sia tutto subbio, acciò non si volga
cosi' di leggeri". In basso, molla sottostante una macchina a cilindri.
"Questa molla vol essere gagliarda e poco piegarsi...", a sinistra in
alto, operazioni aritmetiche.
Garzatrice
continua
Interessante
macchina proposta da Leonardo per produrre lunghe pezze di lana già
cardate. La lana, imbevuta in un bagno alcalino, diventa un tessuto compatto e
rigido alla cui superficie aderiscono, aggrovigliati, i filamenti che da essa
sporgono. La garzatura consiste proprio nel districare questo aggrovigliamento,
sollevando i filamenti e distendendoli cosi' da formare quella fibra
caratteristica della lana che in seguito a questa lavorazione aumenta la sua
capacità di trattenere il calore.
Il
foglio, databile tra il 1497 e il 1500, contiene il disegno di una garzatrice
per fabbricare tessuti felpati. In basso a sinistra pianta della macchina a
sanguigna. Didascalie.
Sul
disegno della garzatrice sono presenti le lettere O-e-d-c-b-a-NAR-B . A
sinistra la didascalia: "Ciascuno subbio che sostiene sopra sé il
panno tirato, debbe essere separato, cioè abcde; e questo si fa per
potere tirare i panni di varie lunghezze in varie distanzie. E muta la rota del
primo moto da quel subbio che sarà d'un solo pezzo, cioè R
O". Sotto il disegno."A sia il loco sotto il quale stia il garzo,
ovver cardo...". In basso a destra piccolo disegno di cardi.
Grande
gru con cassetta a vuotatura automatica
Macchina
per lo scavo di un canale con scarico automatico della terra da una cassa dal
fondo apribile. La forza per sollevare tale cassa è fornita da un bue e
da due uomini. Leonardo lascia precise e specifiche indicazioni di tutte le
operazioni che riguardano lo scavo del canale, il caricamento della gru e il
suo funzionamento.
Il
foglio, databile intorno al 1480, presenta una grande macchina per lo scavo di
un canale con la sezione del medesimo e le relative misure. Nella parte
inferiore del foglio sono disegnati particolari congegni per l'apertura e lo
scarico automatico della terra da una cassa con il fondo apribile.
La
macchina escavatrice, contrassegnata dalle lettere h a K S-n-g, è
inserita nella sezione del canale, con la didascalia: "e-braccia 3-f-d
braccia 6 cb-braccia 1/2 braccia 6, braccia 2 braccia 2 braccia 2 -od6cb2a2m.
L'albero ag fia alto braccia, cioè' 4 da an e 4 da ng. L'antenna Sb fia
braccia 15, cioé braccia 2 da S K, braccia1/2 da Ka, braccia 12 e 1/2 da
ah".
Gru
girevole
Il
modello rappresenta uno dei tanti sistemi di sollevamento osservati da Leonardo
a Firenze, nei vari cantieri di lavoro. E' una gru, la cui base può
girare su se stessa attraverso un sistema (probabilmente) a cuscinetti;
è fornita di un argano di sollevamento munito di arresto a dente e di un
cassone che funge da contrappeso.
Non
esiste alcuna annotazione. Il disegno e' databile intorno al 1480.
All'interno
del laboratorio "Le fantastiche macchine di Leonardo da Vinci"
è stato ricostruito un modello interattivo della gru girevole,
azionabile direttamente dal pubblico..
Igrometro
a quadrante
Lo
strumento serve a misurare quanta acqua è presente nell'aria. Di forma
più compatta e di lettura più rapida e lineare dell' igrometro a
bilancia, sfrutta lo stesso principio del cambiamento di peso fra una sostanza
igroscopica e la cera, per effetto della variazione dell'acqua presente
nell'aria.
Il
foglio contiene vari disegni di strumenti sul volo e di congegni di altra
natura. L' igrometro a quadrante è databile tra il 1483 ed il 1486 e
rappresenta una versione evoluta di altri igrometri precedentemente disegnati
da Leonardo. La didascalia sottostante recita: "A misurare quanta via si
vada per ora col corso d'un vento."
Igrometro
a bilancia
Questo
strumento serve a misurare quanta acqua e' presente nell'aria (nel momento in
cui si effettua la prova). Era già conosciuto ai tempi di Leonardo; in
pratica è una bilancia che in un piatto contiene una sostanza
igroscopica (spugna, bambagia...) e nell'altro della cera( che invece non
assorbe acqua) .In condizioni di secco, la bilancia segna zero, mentre
incomincerà ad inclinarsi dal lato del materiale igroscopico man mano
che aumenta l'acqua nell'aria(e di conseguenza il peso del materiale igroscopico)
Il
foglio contiene vari disegni di diverso soggetto. L' igrometro a quadrante
può essere fatto risalire al periodo fra il 1480 ed il 1486 e
rappresenta uno degli strumenti per poter seguire i cambiamenti metereologici.
A sinistra sopra l'igrometro Leonardo infatti scrive." Modo a vedere
quando si guasta il tempo" e sotto " Cera-Bambagia".
Macchina
per binare la seta
Ai
tempi di Leonardo l'arte della lavorazione della seta era molto progredita.
Leonardo cerco' di apportare dei miglioramenti alle macchine già esistenti,
come nel caso di questo binatoio. Oltre ad accelerare la lavorazione, la
macchina prevedeva un dispositivo che la faceva arrestare immediatamente nel
caso di rottura di uno dei due fili.
Sul
foglio, vari disegni databili tra il 1495 ed il 1496:qui é rappresentata
prevalentemente la binatura e torcitura dei fili di seta. La stessa macchina
è presentata, a destra, in posizione normale di lavoro e, a sinistra in
posizione di arresto, "quando il filo spezzato più non regge il
cerchio col peso m (o n)". Il terzo disegno mostra una variante di quello
precedente. Nella parte bassa del foglio una carrucola uno schema di bilancia e
una operazione aritmetica. Varie didascalie; a sinistra: "Bisogna che
subito si fermi il rocchetto che raccoglie il filo abbinato"; sotto il
disegno :"Modo de abbinare fili di seta insieme, e poi al filatoio si
torce..."; a destra: "Qui si fa il fuso indiretto e subito ferma il
suo voltare..."
Macchina
per fabbricare le corde
Il
modello rappresenta una complessa ed imponente macchina per la fabbricazione di
corde. La macchina è composta da 15 rocchettini a staffa disposti a
semicerchio attorno ad un tamburo, collocato col suo asse parallelo ai trefoli
(fili elementari da intrecciare) e fatto ruotare da una manovella per equilibrare
la tensione esercitata. I rocchetti vengono fatti ruotare da corde disposte
alternativamente a destra e sinistra del tamburo. Il perno di ogni rocchettino
è portato da staffa metallica che attraversa il basamento. La posizione
e con essa la tensione della corda, è regolabile da un cuneo posto alla
periferia. Il foglio, databile intorno al 1515, contiene un unico disegno.
Nessuna didascalia.
Macchina
per filettare le viti
Le
due viti laterali impongono al carrello che porta l'utensile da taglio un
movimento orizzontale più o meno rapido a seconda del rapporto di
moltiplicazione . L'albero centrale viene quindi filettato dall'utensile
secondo un passo che può essere uguale, minore o maggiore di quello
delle viti laterali di guida. Sotto la macchina sono pure esposte le ruote con
i diversi passi per la filettatura scelta.
Il
disegno e' nella parte bassa dell'intero foglio, mentre in alto sono disegnati
alberi di quercia, una campana, un vaso zampillante e due aste composite.
Leonardo descrive il funzionamento della machina per fare le viti indicando con
delle lettere ( g SMF- K- het- abcd) sotto il disegno le varie parti e le
operazioni di lavoro che vanno effettuate. Sf,ab,cd=ruote; het=staffe;
K=pialla; g= fermo;M=passo della nuova vite.
Macchina
per innalzare colonne
Lavorando
su sistemi già disegnati da Francesco di Giorgio Martini ed altri
ingegneri, Leonardo perfezionò questa specie di argano mobile per il
trasporto e per l'innalzamento delle colonne e degli obelischi. Il sistema era
basato sullo scorrimento orizzontale di un carrello dove veniva appoggiata la
base della colonna. Una ruota, azionata da una manovella, metteva in movimento
sia il carrello sia la grande vite senza fine che, posta nella parte centrale,
spingeva in alto l'altra estremità della colonna facendola cosi'
sollevare.
Il
foglio, databile intorno al 1495, ha come tema centrale sistemi per alzare le
colonne.
Macchina
per intagliare le lime
E'
una delle prime macchine da lavoro disegnate da Leonardo ancora prima di
arrivare a Milano. La lima viene incisa dai colpi di un martello tagliente, il
cui movimento è coordinato a quello del sostegno della lima stessa
attraverso un ingranaggio e una vite azionati dalla caduta graduale di un peso.
Una ruota esterna serviva per ricaricare il tamburo dove si avvolgeva la corda
che sosteneva il peso.
Il
foglio è ritagliato secondo i contorni del disegno, che risulta cosi'
mutilato in più punti. Il disegno, databile intorno al 1480 ( primo
periodo fiorentino) rappresenta una macchina per intagliare automaticamente le
lime ed è accompagnato da una breve didascalia in scrittura non
rovesciata : " Modo che le lime s'intaglino per lor medesimo".
Macchine
per la lavorazione degli specchi
Il
foglio 1103 v. del Codice Atlantico, disegnato da Leonardo nel 1513, durante
l'ultima permanenza a Roma, e' interamente dedicato a macchine per la
lavorazione degli specchi: sei figure di macchine per la lavorazione di specchi
piani e concavi. Dalla lettura dei vari codici difficilmente è possibile
associare l'uso degli specchi con i problemi di ottica che Leonardo si pone, e
che in gran parte sembrano finalizzati a risolvere le non poche questioni che
si riscontravano nella rappresentazione pittorica attraverso la tecnica della
prospettiva o dell'uso dell'ombra o della penombra che egli chiama" ombre
primitive ed ombre derivate". Anche alcune frasi che piu' specificatamente
si riferiscono all'uso di lenti sembrano seguire una logica più di tipo
intuitivo che dettata da verifiche effettuate attraverso la costruzione e l'uso
di specchi, occhiali o altri dispositivi ottici. Delle sei macchine
leonardesche ne riportiamo due: quella pensata per realizzare specchi concavi
(A), e quella per realizzare specchi di grandi dimensioni (B). Leonardo vi
accenna a proposito della realizzazione di un grande progetto consistente nella
costruzione di un grande specchio parabolico capace di sfruttare l'energia
solare per far bollire l'acqua delle caldaie di una grande tintoria.
A B
Macchina
per la molatura degli specchi
La
rotazione della manovella imprimerà ai due piatti sottostanti
(piccolo=superficie da levigare; grande=abrasivo) una levigazione della
superficie dello specchio; questa è soggetta infatti a due rotazioni,
una sul proprio asse, l'altra su tutta la superficie dell'abrasivo.
Il
foglio contiene sei disegni di macchine per la lavorazione di specchi piani e
concavi. Il disegno (quarto della pagina) riproduce una macchina per specchi
piani con relativo testo " Moto il quale è causa di 3 moti
circulari" e sottostante didascalia: " Questa revoluzione farà
confregazione generatrice di 2 piani perfetti, con ciò sia che la rota
principale volta intorno al polo m ed è causa col ferro che s'astende
dall'uno gomito all'altro, di far girare lo specchio intorno al polo n. Il
quale specchio ha 2 moti : è primo si è del voltare in se
medesimo mediante il cerchio dentato, dentro al quale tale specchio si va
raggirando, l'altro moto si è il circulare , il quale lui fa nel trovare
de predetti denti del cerchio dentato di dentro".
Maglio
battiloro
Maglio
per battere metalli preziosi (lamine d'oro), con movimenti sincronizzati
comandati da pesi. A ogni colpo la striscia metallica viene fatta avanzare
automaticamente per ricevere il colpo successivo. Leonardo aveva previsto anche
l'azionamento simultaneo di più magli da parte di un'unica sorgente di
forza motrice.
Il
foglio contiene il disegno del battiloro e di altre piccole macchine, alcune
solo abbozzate a matita nera o a sanguigna senza il ripasso a penna. La
macchina battiloro, disegnata tra il 1493 ed il 1495, pensata per produrre
metallo per monete, porta la didascalia: "Questo strumento debbe essere
adattato in modo che quando il martello da' l'ultimo colpo, e' tocchi tal cosa
che facci cadere un contrapeso che tragghi la rocchetta de denti della rota del
primo moto. E questo si fa acciò che, 'l maestro non sendo a tempo, il
colpo superchio non guastassi l'opera e che la rota del primo moto non perda
tempo a finire quelli che restano".
Mulino
a cilindri multipli
Il
mulino era pensato in modo che metà delle macine si trovassero da un
lato del canale e meta' dall'altro. Le ruote a pale, mosse dalla caduta
d'acqua, azionavano, attraverso un sistema di alberi e ingranaggi, tutto
l'insieme delle macine a cilindro, con una ripartizione per cui ad ogni ruota
idraulica corrispondevano quattro macine in serie.
Sul
foglio sono riportati una ruota idraulica e vari disegni relativi ad un mulino
mosso dalla forza dell'acqua, e posizionato in modo tale da poter utilizzare le
proprie macine sia a destra che a sinistra dell'asse centrale del canale. I
particolari del mulino sono nel foglio successivo ( 830 c r.) con le relative
didascalie. La prima recita: " Ogni volta che volli fermare...ferma la
rota del primo moto... carrello... " la seconda: " Modo d'alzare e
abbassare la rota del molino, cioè quella del primo moto".
I
disegni risalgono probabilmente al 1493-94 e possono essere associati alla
permanenza di Leonardo a Vigevano.
Sempre
nel Codice Atlantico Leonardo enumererà ben 11 utilizzazioni dei mulini
ad acqua, citando fra l'altro la filatura della seta e la fabbricazione della
polvere da sparo.
Odometro
E'
una macchina, conosciuta fin dall'antichità che serve a calcolare la
distanza percorsa. L'odometro ideato da Leonardo aveva la forma simile a quella
di una carriola fornita di ruote dentate; la ruota verticale compie uno scatto
a ogni giro del mozzo della ruota che poggia sul terreno. La ruota dentata
verticale ha all'interno una sporgenza che a ogni giro completo aziona la ruota
orizzontale . Quest'ultima è dotata di fori dai quali passano in un
apposito contenitore sfere di metallo o sassi; contandoli e' facile risalire
alla lunghezza della strada percorsa.
Il
foglio contiene tre disegni che rappresentano altrettanti odometri a forma di
carriola, destinati a misurare distanze: le miglia (a sinistra), i passi (al
centro e a destra). Le didascalie a destra e sinistra riportano le indicazioni
sia sul funzionamento delle varie ruote sia sul rapporto tra di esse, onde
stabilire la distanza percorsa. I disegni sono databili tra il 1500 ed il 1505.
Rulli
per lo studio dell'attrito
Leonardo
e' uno dei primi studiosi che affronta sistematicamente lo studio dell'attrito,
che chiama "confregazione", intuendo quanto importante esso sia per
il funzionamento delle macchine. Si interessa e studia i vari tipi di attrito
distinguendo esplicitamente l'attrito radente o di strisciamento da quello
volvente o di rotolamento. Studia inoltre l'attrito dei perni e sperimenta il
comportamento dell'attrito in funzione della natura e della forma dei materiali
a contatto o della interposizione di lubrificanti o di rulli. In questa pagina
riportiamo tre modelli ricostruiti sulla base del Manoscritto L foglio 11 v. ,
in cui Leonardo disegna tre tipi diversi di rulli antifrizione (da lui chiamati
A, B e C) e poi si chiede: "Quali di queste di più facile moto e
quanto, o a o b o c?"
A
B
C
Ruota
per la dimostrazione dell'impossibilità del moto perpetuo
Ai
tempi di Leonardo era acceso tra gli studiosi il dibattito sulla
possibilità di realizzare il moto perpetuo. Egli, scagliandosi contro
gli assertori di tale tesi, ne dimostra l'impossibilità con una serie di
disegni e commenti . Il modello è fatto di asticciole con pesi attaccati
alle estremità e l'esperienza mostrerà appunto che "...
qualunque peso sarà appiccato alla ruota..." il moto perpetuo non
si potrà realizzare. Vedi anche la ruota a ballotte sull'impossibilità
del moto perpetuo
Ruota
a ballotte sull'impossibilità del moto perpetuo
All'epoca
di Leonardo era molto acceso tra gli studiosi il dibattito sulla
possibilità di realizzare il moto perpetuo. Leonardo, scagliandosi
contro gli assertori di tale tesi ,paragonandoli ai cercatori d'oro, dimostra
con disegni e scritti l'impossibilita' del moto perpetuo. Questo disegno
rappresenta un dispositivo di mezze ruote con peso all'interno e fornirà
a Leonardo la prova dell'impossibilità per "l'umano ingegno"
di fabbricare un dispositivo per il moto "continuo". Vedi anche la
ruota per la dimostrazione dell'impossibilità del moto perpetuo
Studio
per forno
Il
modello riporta la sezione di un forno con doppia camera, caratterizzato da una
alta torre destinata al contenimento del combustibile (legna o carbone) in modo
da evitare un lavoro continuo di caricamento.
Il
foglio contiene disegni di diverso soggetto e di due forni di cui uno anche per
contenere il combustibile. Cosi' scriveva Leonardo: "Questo fornello po'
avere la sua torre lunga quanto a te piace, purch' ella sia piena di legne o
carboni, a ciò non abbi sempre a stare li".
Tamburo
meccanico
Tamburo
su ruote, da applicare ad un carro e in grado di riprodurre diversi suoni, che
ciclicamente si ripetono. L'assale della ruota del carro aziona una ruota
dentata che ingrana altre ruote azionando su ciascun lato del tamburo cinque
percussori.
Il
foglio contiene un unico disegno, quello del tamburo meccanico, eseguito a
sanguigna e in parte ripassato a penna. Nessuna didascalia.
Tenaglione
a vite
Leonardo
ha applicato alle tenaglie da fucina, il principio della doppia vite per
aumentare la forza della loro stretta.
Il
foglio, databile intorno al 1480, contiene disegni di varia natura tra i quali
una grande tenaglia che si chiude con una vite e più in basso delle
intelaiature che si stringono con una doppia vite.
Torchio
da stampa
Il
torchio da stampa era dotato di avanzamento automatico del carrello che portava
i caratteri da stampa. Il ritorno avveniva per scivolamento sul piano inclinato
grazie all'azione di un peso. Avanzamento e discesa del carrello erano
combinati in maniera tale da permettere alla stessa persona di poter eseguire
più operazioni riducendo anche il tempo di lavoro. Pur essendo la stampa
un'invenzione contemporanea a Leonardo, nessuno dei suoi manoscritti venne
stampato prima del XVII sec.
Il
foglio contiene contiene in basso una figura di Madonna (la mano non è
di Leonardo) ed in alto a sinistra due disegni di torchi per la stampa di libri
o di incisioni con la didascalia:" Questa vite vuole avere due chiocciole
( madreviti ), una di sotto l'altra di sopra". Il testo risulta troncato
sul lato sinistro. Il disegno dei due torchi è databile intorno al 1497.
Trafilatura
a cuscinetti
Leonardo,
per incidere il filo di una vite, prevede un blocco forato in cui siano
incastrati l'utensile da taglio e una guida per l'avanzamento della vite.
L'operazione viene preceduta dall'incisione a mano della filettatura della vite
stessa.
Il
foglio contiene disegni, databili intorno al 1480, di varia natura tra cui
anche quello di due strumenti per filettare madrevite e vite. Il primo disegno
si riferisce a un grande maschio per filettare madrevite con relativa
indicazione "Per fare la chiocciola alla vite"; il secondo strumento
per filettare le viti reca la seguente nota :"Modo di fare una vite. Come
ha a stare la lancetta della vite".
Trasmissione
di moto a un assale
La
riduzione delle resistenze di attrito nei perni e l'incremento della forza
umana attraverso un ingranaggio fanno di questo modello un interessante esempio
di applicazione di diverse conoscenze. In questa "trasmissione per carro",
in cui il movimento é trasmesso ad una sola ruota, Leonardo sembra
anticipare l'idea del "differenziale" che metterà in
più chiara evidenza in disegni successivi.
Il
foglio, di carta trasparente e d'impasto omogeneo, contiene due disegni: particolare
del congegno antifrizione e coppia di ruote con assale con la didascalia
"qui gira la rota insieme col suo assi, perché insieme son
congiunte, e il peso si posa sopra le rote a n poste in be in c".
Trivella
La
trivella a doppio movimento fu pensata da Leonardo ancor prima del suo arrivo a
Milano, questo congegno permette di scavare in profondità: con la barra
superiore si gira la trivella per farla affondare nel terreno, mentre con la
seconda barra essa torna in dietro senza ruotare portando con se' la terra che
vi si e' raccolta sopra.
Sul
foglio tre disegni, con la trivella nella posizione centrale. Il disegno e'
accompagnato dalle lettere Mn-fg e dalla seguente didascalia: "Se volessi
fare una buca sottoterra con facilita', abbi lo strumento di sopra figurato; di
poi per fare la buca volgerai a man destra la vita colla lieva mn, e la vite si
ficcherà facendo a se la femmina colla terra. E quando sarà
entrata...". Nel foglio è presente un'altra nota scritta da
un'altra mano e in spagnolo, riporta : nibel e para acer una buca
sotierra...neste artificio arriba.
Utensile
per filettare a madrevite
Per
incidere il filo di una vite, Leonardo
propone di utilizzare un blocco forato in cui siano incastrati l'utensile
da taglio e una guida per l'avanzamento della vite. L'operazione era preceduta
dall'incisione a mano della filettatura della vite stessa. I maschi per
filettare vengono disegnati come tre pezzi di un'unica serie di sezione
crescente, montati a stella in modo che, di volta in volta, due di essi
funzionino da manici per la manovra del terzo.
Il
foglio, databile intorno al 1480, presenta vari disegni riferiti al modo di
usare un trapano a tre teste. Alla figura dell'utensile sono associate le
lettere htr-mfn-lgo con didascalia che recita" ro fia tanto largo quanto
il dente gt, la bassa del qual dente fia il buso fatto del trapano".
Seguono poi i disegni di un utensile per filettare a tre teste con le lettere
mn-f e di una vite conica con la scritta
"Vite quadra alquanto piramidata". In fondo due tavole forate
con le lettere nfm ed infine una tavola da forare con due cerchi concentrici e
una lunga didascalia che si inizia cosi' : "Il cerchio grande è
formato del dente ed il cerchio minore è cima d'essi denti...".
Ventilatore
Curioso
modello pensato per comprimere l'aria e poi farla forzatamente uscire da una
conduttura: tale congegno poteva servire
per l'aerazione di ambienti o più probabilmente per
l'alimentazione di forni. Era costituito da un tamburo cilindrico, in legno,
ricoperto esternamente da alette per la propulsione, che poteva essere
idraulica o manuale. Il cilindro era diviso internamente in quattro settori
comunicanti tra loro per mezzo di aperture munite di valvole; all'interno
veniva fatta circolare una certa quantità d'acqua che, per effetto della
rotazione del tamburo, passava da un settore all'altro comprimendo l'aria e
facendola uscire "forzatamente" dall'asse centrale anch'esso munito
di valvola.
Il
foglio contiene disegni di macchine di varia natura (e relative didascalie) tra
cui una ventola che appare con le due lettere A e B e la didascalia:
"Questo è un modo di fare vento. L'antenna della prima rota A sara'
grossa 1/3, la sua rota arà in sé 100 denti, la rocca della
seconda rota arà fusi 5 e la sua rota arà 50 denti, il contra
peso arà di caduta braccia 20: Adunque innanti che 'l contra peso sia in
terra, la ventola andrà 16000 volte in 5A, ella durerà ore 6 e
3/8; il contra peso sarà 6000 libbre; il modo del tirare in su il contra
peso si farà a uso dell'orilogio".
Macchine
idrauliche e marittime
Apparecchiatura
per prosciugare un porto
La
nota che accompagna questo disegno descrive "modo di votare un
porto", ossia come rendere possibili lavori per fondazioni subacquee o
opere necessarie ad aumentare i fondali di un porto, permettendo di prosciugare
una porzione di acqua e agevolando cosi' lo scavo del fondale. Tali operazioni
sono rese possibili usando un cassone (probabilmente di legno) formato da
paratie mobili sagomate a incastro, impiantate nell'acqua e collegate tra loro
mediante quattro pilastri di forma quadrangolare.
Il
foglio nel quale è riportato il disegno delle palancolate mobili,
cioè delle strutture necessarie a vuotare un porto, può essere
databile tra il 1487 ed il 1490. La nota che accompagna il disegno descrive le
operazioni da farsi : "modo di votare un porto, a che questo sia di 40
braccia di faccia, e quando hai voto il fondo di detta cassa, lascia stare una
de le facce e stramuta l'altre 3 dopo quella, e rifarai altrettanto ; poi
rivota e fa il simile ". Nella parte superiore dello stesso foglio (qui
non riportata) è presente il disegno di un'arma da lancio detta
"falarica"; nella nota sottostante indicazioni sulla
possibilità di sentire rumori lontani anche stando sott'acqua.
Barca
a propulsione a ruote
Nel
progetto di Leonardo, le pale motrici della barca a propulsione, avrebbero
dovuto avere la lunghezza di un braccio e mezzo, circa 90 cm. Per moltiplicare
la forza dei vogatori venivano previste delle ruote del diametro di un braccio
(60 cm circa) con 16 denti che ingranavano su di un rocchetto del diametro di
1/4 di braccio (15 cm circa) munito di 12 denti. Secondo i calcoli di Leonardo
(prescindendo dalle difficoltà meccaniche e nautiche) facendo compiere
alla "rota del primo moto" 50 giri al minuto si sarebbe ottenuto un
movimento della barca con velocità di "50 milia per ora".
Battipalo
E'
una macchina molto utile per la palificazione di conche idrauliche e già
in largo uso ai tempi di Leonardo. E' composta da un telaio verticale con
argano per il sollevamento del peso. Questo e' munito sulla testata di un
congegno di presa costituito da due balestre piegate che ne assicurano lo
sganciamento alla massima altezza, imprimendo cosi' al palo tutta la forza
disponibile. L'operazione poteva essere cosi' ripetuta più volte sino a
conficcare il palo alla profondità voluta.
Cannone
navale a retrocarica
Il
modello rappresenta una bombarda a retrocarica destinata ad essere usata sui
ponti delle navi. La culatta (parte posteriore usata per il caricamento) si
fissava al cannone mediante una vite conica mossa da una manovella a vite senza
fine.
Il
foglio, disegnato a penna con inchiostro seppia, è databile tra il 1487
e il 1490 e presenta disegni di architettura militare e armi navali. In alto,
pianta di rivellino. Al centro, cannone navale con didascalia "Bombarda
grossa che si carica dirieto, e uno solo omo la v'invita e disvita".
Sotto, particolare della manovella della bombarda con didascalia: "Il
manico b è una vite senza fine, la quale debbe essere lunga quanto la
vite ch'entra nella tromba, e il polo an è congiunto con un cerchio di
bronzo, il quale cigne la coda..." seguono altri disegni.
Chiusa
a porte battenti per canale navigabile
Al
sistema delle conche per far superare alle imbarcazioni un dislivello d'acqua,
già in uso in Lombardia da oltre 200 anni, Leonardo apporta il
perfezionamento delle porte di chiusura introducendo un portello manovrabile
dall'argine al fine di ridurre lo sforzo di apertura .
Progetti
di canale per Firenze. I tre disegni rappresentano, il primo il profilo degli
argini, gli altri due il superamento di un fiume mediante chiuse.
Chiusa
a porte battenti per canale navigabile
Al
sistema delle conche per far superare alle imbarcazioni un dislivello d'acqua,
già in uso in Lombardia da oltre 200 anni, Leonardo apporta il
perfezionamento delle porte di chiusura introducendo un portello manovrabile
dall'argine al fine di ridurre lo sforzo di apertura .
Progetti
di canale per Firenze. I tre disegni rappresentano, il primo il profilo degli
argini, gli altri due il superamento di un fiume mediante chiuse.
Cupolino
per respirare
Leonardo
aveva previsto le possibili attività di un palombaro, e aveva cercato di
dare specifiche descrizioni delle apparecchiature da usare e del loro
funzionamento. Per gli impieghi di guerra egli pensava di utilizzare dei
semplici copricapi muniti di ridottissimi boccalini per la presa d'aria e
prevedeva l'adozione di guanti palmati e pinne natanti per il palombaro.
Draga
lagunare
Questo
tipo di draga doveva servire per pulire i fondali di canali o di conche
lacustri. La draga era montata su due barche ed era fornita di quattro pale
ruotanti con movimento a manovella. La conformazione delle casse "portatrici
di terra del pantano" consentiva la facile caduta del fango in una zattera
ormeggiata fra le due barche. La profondità dell'escavazione era
regolata dallo scorrimento in verticale del tamburo al quale erano fissate le
quattro pale. Interessante l'avanzamento della draga a mezzo del cavo di
ormeggio: mentre la ruota gira a cavar fango, una corda legata alla riva si
avvolge intorno all'asse del tamburo spostando la zona di escavazione.
L'intero
foglio e' dedicato alla draga lagunare definita "strumento per cavare
terra". Leonardo associa alla macchina quattro lettere, bf-mn, indicanti
alcune parti e meccanismi importanti per il funzionamento della macchina stessa
(b=bracci; f=ruota dentata; m=palo per; n=manico per la ruota; mf e mb=corde).
Seguono due note; una, breve, sul margine destro che recita: "Il polo che
comodita' del potere discendere in tanta basezza, quando debba discendere la
rota per profondare l'acqua al palude"; l'altra, centrale e molto
più lunga, espone i vantaggi della draga lagunare e ne riporta le
principali fasi di lavoro ed il modo in cui procedere.
Draga
marittima
La
benna di questa draga marittima a comando manuale anticipa la costruzione delle
attuali benne escavatrici meccaniche. Oltre alla particolare forma dei denti,
la benna era manovrata da una doppia fune, che consentiva sia il tiro che
l'innalzamento, favorendo le condizioni di lavoro. Le numerose ancore di
trattenuta dovevano infine controbilanciare gli sforzi a cui era sottoposta la
draga per la trazione della benna sul fondo.
Il
foglio, a matita e penna, appartiene al periodo milanese ed è databile
tra il 1486 ed il 1490. In alto è disegnata la draga marittima fornita
di ancore e benna escavatrice per la pulizia dei porti. Nella parte centrale
altri temi: disegno di un'ala della macchina volante, due tipi di molle. In
fondo una nota riguardante il "fabbisogno di forza necessario per far
sollevare un uomo con due ali ".
Escorpio
Nave
da guerra. Il progetto dell'escorpio è notevole, oltre che per il potere
offensivo della caduta istantanea della grande falce, per la protezione dei
vogatori per mezzo di robusti mantelletti con entrate defilate e copertura di
pelli umide contro il lancio di fuoco dall'alto.
Galleggiante a fondo apribile
Questo
galleggiante era stato pensato per trasportare materiale da depositare sul
letto di un fiume dalle acque tranquille e non troppo profonde, alzandone cosi'
il fondo e permettendo il passaggio di truppe. Tale rialzamento doveva
ottenersi con il getto "nel luogo dove vuoi" di ghiaia trasportata
con questi galleggianti, che usati come "mezzi di circostanza"
potevano essere costruiti sul luogo stesso di impiego utilizzando canne o
vimini intrecciate e poi rivestiti di pelli.
Il
foglio contiene due disegni di soggetto diverso e relative note. In alto,
galleggiante a fondo apribile e in basso cerbottana con freccia. Sotto la
figura del galleggiante, Leonardo riporta un'ampia nota descrittiva sull'uso di
questo strumento per guadare fiumi poco profondi. Per poter seguire sempre la
stessa linea di lavoro, e per trattenere la barca dalla forza dell'acqua
Leonardo pensa ad una corda, agganciata all'imbarcazione e fissata alle due
sponde del fiume tramite due poli.
Galleggianti
per camminare sull'acqua
Leonardo
disegna e descrive brevemente un modo di camminare sull'acqua dotando un uomo
di due galleggianti, molto allungati, attaccati ai piedi e di due racchette per
potersi equilibrare con le braccia. Di nessun risvolto pratico, il sistema
evidenzia il sogno di potersi muovere sull'acqua come sulla terra.
La
figura e' inserita in un foglio, databile tra il 1475 e il 1480, che contiene
vari disegni di macchine per sollevare l'acqua attraverso l'uso di ruote
dentate, ingranaggi, pompe e soffietti. Tre figure umane mostrano il modo di
andare sott'acqua o di camminarci sopra.
Guanto
palmato
Fanno
parte dell'attrezzatura necessaria a muoversi più facilmente in acqua.
Sono guanti da legare intorno al polso, semplici da indossare, costruiti
probabilmente in pelle resa rigida in cinque stecche di legno, ad imitazione
degli arti dei palmipedi.
.
Redatto
tra il 1487 ed il 1490, il foglio mostra due attrezzature per nuotare: il
guanto palmato e, più in basso, il salvagente, con nota esplicativa su
come salvarsi in caso di una tempesta o di un naufragio. La nota riporta sotto
il guanto palmato "guanto con pannicoli per nuotare in mare" fa
pensare ad un unico equipaggiamento ideato per aumentare le capacità di
stare a galla, soprattutto in situazioni di emergenza o di necessità.
Imbarcazione
a pale
Un
problema che Leonardo si pone e' quello di rendere più spedita e facile
la navigazione. Naturalmente la forma dello scafo aveva una grande importanza e
Leonardo se ne interessò. Pensò inoltre di equipaggiare certe
barche con grandi pale che, azionate cadauna da un uomo tramite manovelle,
avrebbero aumentato il ritmo e l'efficacia rispetto al tradizionale remo. In
questo progetto gli uomini che dovevano far forza erano posizionati sotto il
ponte della barca, da dove, tramite una cinghia ( o funi), mettevano in
movimento il grande tamburo centrale che ingranava con un sistema a ruote, con
pioli e lanterna. Leonardo era consapevole che cosi' come era disegnato il
meccanismo non poteva funzionare ( le pale avrebbero infatti girato in senso
inverso una dall'altra) e che occorreva pertanto interporre un altro
meccanismo.
I
disegni riportati in questo foglio , databili al 1482 si riferiscono ad una
barca a ruote con lo scafo disegnato solo in parte e con intorno alcuni
particolari. Nel progetto Leonardo prescinde completamente dallo scafo, di cui traccia
solo in parte il ponte di appoggio della motrice e della trasmissione a cinghia
che con il grosso rocchetto a lanterna. Le poche annotazioni presenti sul
foglio si riferiscono ad altri argomenti.
Misura
della trasformazione di acqua in vapore
Lo
strumento ideato da Leonardo serviva a sperimentare e misurare la dilatazione e
la forza del vapore. Il dispositivo era costituito da un recipiente pieno
d'acqua fredda con un coperchio a cui era attaccato un peso. Accendendo il
fuoco, l'acqua si scaldava aumentando gradualmente in volume; il peso esterno
tendeva a scendere, dando cosi' la misura della forza esercitata dal vapore
acqueo sul coperchio del contenitore. Tutto il fenomeno poteva essere seguito
attraverso una vescica che era legata al coperchio del contenitore.
Motrice
navale a ruote
E'
una delle proposte di Leonardo sulla propulsione navale mediante ruote mosse
dalla forza umana. In questo progetto, gli uomini che dovevano far forza erano
posizionati sotto il ponte della nave da dove, tramite funi, mettevano in
movimento il grande tamburo centrale che ingranava, con un sistema a ruote con
pioli e lanterna, l'asse delle pale fornendo così il movimento
all'imbarcazione. Leonardo era consapevole che, così come era disegnato,
il sistema non poteva funzionare (le pale avrebbero girato in senso inverso
l'una dall'altra) e che occorreva un altro meccanismo.
I
disegni riportati in questo foglio, databili intorno al 1482, si riferiscono a
una macchina navale a ruote (lo scafo è disegnato solo in parte con
intorno alcuni particolari).
Leonardo
prescinde completamente dallo scafo, di cui traccia solo in parte il ponte di
appoggio della motrice e della trasmissione a cinghia, che investe il grosso
rocchetto a lanterna del primo comando e poi attraversa il ponte per scendere
al di sotto di questo.
Le
poche annotazioni presenti sul foglio si riferiscono ad altri argomenti.
Nave
a sperone mobile escorpio
Il
progetto dell'escorpio è notevole oltre che per il potere offensivo
della caduta istantanea della grande falce, anche per la possibilità che
questa potesse, tramite una piattaforma girevole, essere velocemente
posizionata sul punto da colpire. Il meccanismo di sollevamento della falce
azionato da una manovella e da ingranaggi, e la sua rapida caduta assicuravano
l'efficacia del mezzo. L'imbarcazione era dotata di un dispositivo per la
protezione dei vogatori a mezzo di robusti mantelletti con entrate defilate e
coperture di pelli che dovevano servire ad attenuare l'effetto del lancio di
fuoco dall'alto.
Sul
foglio tre disegni. In alto, nave a sperone mobile con nota sul modo di
sfondare un naviglio avversario; Leonardo indica gli accorgimenti da prendere
sia per evitare di ricevere il contraccolpo per l'urto riportato che per
sganciare velocemente la barca nemica evitando, alla barca assalitrice, di
essere trascinata in fondo al mare.
Nello
stesso foglio figurano altri temi: un uomo su una bilancia per misurare la sua
forza e un suonatore di corno tra due pareti a gradoni.
Nave
veloce speronatrice
Il
modello rappresenta lo studio di una imbarcazione per lo speronamento subacqueo
delle navi nemiche. Lo scafo della nave speronatrice e' molto robusto, privo di
vela e i vogatori vengono difesi da una protezione mobile. Caratteristica
significativa della nave doveva essere la velocità e conseguentemente la
forza d'urto. La forma dello scafo, con rapporto tra lunghezza e larghezza di
oltre 12, doveva garantire al mezzo le prestazioni richieste.
Paratoie
a ghigliottina
Lo
schizzo è riconducibile agli studi effettuati da Leonardo sulla
navigazione di fiumi con portata d'acqua non costante. Il corso d'acqua viene
diviso in brevi tratti mediante paratoie a traversa. A ciascuna traversa e'
addossata una chiusa a doppio sistema di porte, per mezzo della quale una barca
può scendere o salire il salto d'acqua creato dalla traversa, cosi' come
si usa nei canali artificiali.
Il
foglio risalente al periodo tra il 1475 ed 1480 quando Leonardo era ancora in
Toscana, riporta disegni di un grande canale navigabile con chiuse e conche e
molte navi impegnate a risalirlo. Nella parte sinistra del foglio due disegni:
il primo a matita, l'altro a penna, illustrano il sistema di chiusure delle
conche con una nota a centro pagina che spiega il funzionamento delle chiuse
stesse attraverso l'azionamento di un argano.
Pompa
per sentine o "tromba da galea"
"Tromba
da galea" destinata a vuotare dall'acqua le sentine delle imbarcazioni. La
valvola a sede conica presente nella pompa era stata probabilmente studiata da
Leonardo per un progetto di mantice a soffietto a caduta d'acqua destinato alle
fucine o alle fonderie.
Ponte
a costruzione rapida
E'
un ponte di circostanza su cavalletti. L'idea di questo ponte appartiene agli
studi per la costruzione di ponti militari provvisori realizzabili attraverso
il collegamento di tronchi di legno a mezzo di corde. Leonardo descrive il modo
di disporre i tronchi e di legarli tra loro ad una certa distanza e fornisce
qualche riferimento ai materiali da impiegare ed agli accorgimenti tecnici da
usare. Questo ed altri tipi di ponte facevano parti delle
"credenziali" militari offerte da Leonardo a Ludovico il Moro,
signore di Milano.
Ponte
canale con chiuse a porte battenti
Lo
schizzo descrive il funzionamento di un ponte canale per Firenze che permette
il superamento di un corso d'acqua tramite una grande conca costituita da un
sistema di chiuse poste a una determinata distanza l'una dall'altra. Le chiuse
consentono alle imbarcazioni di superare un dislivello d'acqua. Nelle note a
fianco del disegno, Leonardo descrive in che modo devono essere costruite le
sponde del canale per evitare che l'acqua eroda la ghiaia delle sponde stesse e
per impedire possibili allagamenti. Inoltre, per problemi legati alle eventuali
piene dei corsi d'acqua, Leonardo indica come costruire il fondo del canale e i
periodi migliori per effettuare questi lavori.
Il
foglio contiene tre disegni sul progetto di un canale per Firenze e sono
databili agli anni 1482/3, con riferimento a quanto riportato nella famosa
lettera a Ludovico il Moro nella quale Leonardo fa menzione del suo saper "conducer le acque da
un loco ad un altro.
Nella
parte superiore del foglio, una lunga nota descrive il profilo degli argini e
spiega come evitare la erosione degli stessi; nella parte centrale è
tracciato il disegno di un "ponte canale" per il superamento di un
fiume mediante chiuse; nella parte inferiore lo stesso canale è visto di
fianco sopra il ponte. Nella nota, Leonardo, oltre che specificare trattarsi
del "canale per Firenze", indica il periodo migliore per effettuare i
lavori di scavo. A proposito di canali e di carichi trasportati dalle barche,
successivamente Leonardo annoterà: "il gran peso della barca che
passa per il fiume sostenuto dall'arco del ponte, non cresce peso a esso ponte,
perché la barca pesa di punto quanto il peso dell'acqua che tal barca
caccia dal suo sito..."
"Ponte
di circostanza" su cavalletti
L'idea
di questo ponte appartiene agli studi per la costruzione di ponti militari
provvisori, realizzabili attraverso il collegamento di tronchi di legno a mezzo
di corde. Leonardo descrive il modo di disporre i tronchi e di legarli tra loro
a uguale distanza, con qualche riferimento ai materiali da impiegare e agli
accorgimenti tecnici da usare. Questo e altri tipi di ponte facevano parte
delle credenziali militari offerte da Leonardo a Ludovico il Moro, signore di
Milano.
Databile
al 1482, il foglio contiene indicazioni per la costruzione di un ponte
militare, di rapida esecuzione, fatto con tronchi d'albero. Nelle tre note che
accompagnano i disegni Leonardo, elenca le operazioni da farsi. In alto
"Armadure. In che modo si debba porre alcuno ponte con brevità,
atti a fuggire o seguire il nemico". Al centro: " quando tu hai le
code dei legni in aria, valli tanto in sommo che tu li possi dare il
sostegno" . In basso "questo ponte è molto comodo e presto, ma
dagli di sei braccia in sei...Po' metti dietro l'altra forcella, e cosi' fa di
mano in mano". A destra in basso "Se apirai questi uncini nelle lor
code, gli potrai tessere insieme come treccia".
"Ponte
di circostanza" su doppia fila di cavalletti
In
questo progetto il ponte si compone di una doppia fila di cavalletti che
reggono l'impalcato. Leonardo dà anche indicazioni circa il materiale da
usare e la procedura da seguire: la costruzione avveniva realizzando
sommariamente la struttura del ponte e rivestendola poi con sottili assi di
legno leggero, facilmente maneggiabili. Successivamente la struttura portante
provvisoria veniva sostituita con una struttura definitiva realizzata con
grossi tronchi di legno a forma di cavalletto. Anche questo studio puo' essere
fatto risalire al periodo dell'arrivo di Leonardo a Milano.
Nella
parte centrale di questo foglio, databile intorno al 1482, il disegno del ponte
in inchiostro rossiccio. In alto a sinistra studi per una balestra, a destra in
inchiostro più scuro, studi architettonici. In basso, particolari della
balestra e didascalia che si riferisce alle modalità di costruzione del
ponte : "Questi legni vogliano essere sottili a guisa di lance,
acciò che con facilità si possino elevare dal piano dell'acqua e
fermarsi, e' n alto tanto che in quattro o cinque luoghi s'imbastisca il ponte.
Poi nel luogo delle lance metti legni grossi e fornisci di tessere il ponte di
due braccia in due."
Ponte
di Galata
Il
modello e' stato realizzato in base alle indicazioni ricavate da un
piccolissimo disegno di Leonardo presente nel manoscritto L conservato presso
l'Istituto di Francia. Il disegno, eseguito sia in pianta che in alzato, mostra
il ponte costituito da una unica campata che doveva essere lunga 240 metri,
larga 23 metri ed alta, al suo culmine, 40 metri sul livello dell'acqua.
Singolare il doppio sostegno delle teste del ponte a forma di code di rondine
per meglio reggere le spinte trasversali. Da segnalare la presenza di uno
schizzo di nave con alberatura che passa agevolmente sotto la campata centrale.
Il
disegno, databile tra il 1502 ed il 1503, illustra il progetto di un ponte ad
una sola arcata per il superamento del Bosforo. Si può far risalire
questa idea al periodo in cui Leonardo era in Romagna al servizio dei Borgia,
lo schizzo di tale progetto venne probabilmente eseguito nel 1502 anno in cui
gli ambasciatori del Sultano Bayazid II dell'Impero Ottomano si trovavano a
Roma alla ricerca di ingegneri italiani per sostituire il vecchio ponte di
barche sul Corno d'Oro con una nuova, più stabile e duratura struttura.
Leonardo ebbe modo di vedere, a Castel del Rio in Romagna, proprio in quel
periodo, il ponte ad una sola campata di 80 metri, costruito nel 1499 da Andrea
Furrieri da Imola. L'ipotesi di un progetto leonardesco da proporre al Sultano
pare trovare anche conferma in una lettera scritta in turco che sembra essere
proprio la traduzione di quella in cui Leonardo offriva i propri servizi al
Sultano ottomano.
Ponte
girevole
Si
tratta probabilmente di uno dei tanti ponti " leggerissimi e forti"
che Leonardo descriveva nella sua famosa lettera a Ludovico il Moro. Tali ponti
dovevano essere edificabili con materiale facilmente reperibile e
trasportabile. Quello a profilo parabolico e' concepito ad una sola campata ed
e' fissato ad una delle due sponde con un grande perno verticale. Lo
spostamento avviene a mezzo di corde ed argani con l'aiuto di ruote o rulli
metallici per favorirne lo scorrimento. E' inoltre fornito di un cassone di contrappeso
che serve ad equilibrare e a facilitarne la manovra quando il ponte resta
sospeso prima di appoggiarsi all'altra sponda.
Il
disegno, databile al primissimo periodo milanese, è da riferirsi agli
studi di quei " ponti leggerissimi e forti atti a portare
facilissimamente, e con quelli seguire e alcune volte fuggire li nemici, e
altri securi e inoffensibili da foco di battaglie, facili e comodi da levare e
ponere".
Ponte
girevole su barche
Il
ponte poteva essere costruito con barche o botti e, mediante l'uso di un
apposito argano mosso da terra, poteva essere alloggiato in un'apposita nicchia
ricavata nell'argine di un fiume Tale sistema era pensato per fiumi con acque
tranquille.
Il
disegno, databile al primissimo periodo milanese, è da riferirsi agli
studi di quei "ponti leggerissimi e forti atti a portare facilissimamente,
e con quelli seguire e alcune volte fuggire li nemici, e altri securi e
inoffensibili da foco di battaglie, facili e comodi da levare e ponere"
che Leonardo descrisse nella famosa lettera a Ludovico il Moro, ove elencava le
sue capacita' strategiche e costruttive in campo militare.
Portello
di chiusa
Leonardo
arrivo' a Milano quando il sistema dei navigli e delle conche esisteva
già da oltre 200 anni. Egli ne fu affascinato e cerco' di apportare
miglioramenti ai sistemi già in uso. Uno di questi fu appunto il
meccanismo di apertura e chiusura dei portelloni di chiusura mediante
l'inserimento di un piccolo sportello a chiavistello, manovrabile dall'alto,
che permetteva un afflusso di acqua sufficiente ad equilibrare la pressione ai
due lati della porta principale, agevolandone cosi' l'apertura.
Il
foglio, databile tra il 1506 e il 1513, durante la permanenza di Leonardo a
Milano sotto il dominio francese, ha per tema la conca del naviglio di S. Marco
e riporta nella parte superiore la vista frontale della porta battente con il
portone ad angolo ed il portello inferiore, manovrabile dall'alzaia, per diminuire
o aumentare la portata dell'acqua della conca stessa. Tale dispositivo si
inseriva in un progetto più generale dell'allacciamento del canale della
Martesana alla fossa interna della città attraverso le conche
dell'Incoronata e di S. Marco. Nella parte inferiore del foglio, disegno
riguardante la pianta della conca e più in basso, sezione della stessa
con note che si riferiscono alla costruzione della stessa.
Scafandro
per palombaro
Già
ai tempi di Leonardo si sperimentavano sistemi per poter lavorare in acqua a un
certa profondità. Leonardo concepisce uno scafandro in cuoio ; la
respirazione avveniva attraverso manichette in canna unite con giunti di cuoio;
una spirale di acciaio veniva inserita nei giunti al fine di impedirne lo
schiacciamento determinato dalla pressione dell'acqua. I tubi usati per la
respirazione uscivano in superficie ed erano sostenuti e protetti da uno
speciale sistema galleggiante. Vedi anche il cupolino per respirare e la
sezione di canna.
Il
foglio, con il particolare dello scafandro per palombaro, ha come tema
principale una serie di azioni militari progettate contro la flotta nemica,
probabilmente quella turca. Le azioni e gli strumenti da guerra sono affidati
all'opera del palombaro, per il quale Leonardo prevede un apposito
abbigliamento, descritto nella nota in alto, composto da: giubbone, calzoni,
maschera con occhiali di vetro. Il rigonfiamento della giubba, destinato a
contenere in un otre la riserva d'aria, è sostenuto da una struttura di
cerchi di ferro. Con la convinzione che questa riserva potesse durare a lungo,
Leonardo aveva previsto per il palombaro anche un piccolo otre per orinare, un
sacco di pelle ermeticamente chiuso e fornito di una valvola, da utilizzare
gonfiato o sgonfiato per la salita o la discesa subacquea e inoltre, sacchi di
sabbia come zavorra, una lunga corda, un coltello e un corno per segnalare la
fine delle operazioni. La nota si conclude con indicazioni su come trattare
eventuali prigionieri.
Scafo
doppio
Struttura
a doppia parete atta a limitare l'entrata dell'acqua in seguito a possibili
attacchi subacquei di guastatori o a violenti speronamenti.
E'
una delle pagine ancora non del tutto chiarite, sia per i disegni che per le
annotazioni in essa riportate. Nel foglio sono presenti tre disegni a soggetto
nautico: una macchina "atameganta" di origine greca, per spargere
acqua; un natante di forma circolare munito di torretta (sommergibile?) e
relativa didascalia di non facile interpretrazione; infine uno scafo doppio e
componenti (parti) di scafo con didascalia che recita: "moto del voto
delle barche" e sopra (ma di altra mano) "modo del bunto del barco".
Sega
idraulica ad avanzamento automatico
Il
modello riprende un disegno di sega ad avanzamento automatico mossa dalla forza
motrice dell'acqua. La ruota idraulica trasmette in rapida successione un
movimento alternato alla lama della sega e al carrello portatronchi. Congegni
di questo tipo erano già ampiamente utilizzati all'epoca di Leonardo
(molto nota è la descrizione di Francesco di Giorgio Martini)
Il
foglio, databile intorno al 1480, contiene il disegno di una grossa macchina
per segheria e particolari di essa. Brevi didascalie: a destra
"Telaio"; all'interno del disegno della macchina, in scrittura non
speculare " Vuole essere più lungo tutto".
Sezione
di canna
Il
palombaro, cosi' come pensato e
disegnato da Leonardo, era dotato di un respiratore che, collegato con la
superficie attraverso tubi flessibili terminanti in una cupola protettiva
galleggiante, gli forniva l'aria necessaria per la respirazione. Questo
collegamento avveniva attraverso tubi di canna con snodi in cuoio. Vedi anche
lo scafandro.
Sfondacarene
Attrezzo
offensivo per l'affondamento delle navi nemiche, destinato a essere comandato
direttamente dagli uomini d'assalto, in primo luogo dai palombari. L'attrezzo,
in ferro, ha la forma di una U rovesciata ed è munito di un vitone
centrale. Le due gambe della U vengono fissate su due tavole non contigue dello
scafo della nave. Nella tavola centrale viene avvitata la vite. Una volta che
questo è saldamente avvitato e fissato, viene azionata la seconda
manovella, che esercitando pressione sui due bracci dello sfondacarene,
provocherà la rottura dello scafo e di conseguenza l'affondamento della
nave.
Sul
foglio sono rappresentate una serie di azioni militari progettate contro la
flotta nemica (turca?). Il disegno mostra un congegno in cui una grossa vite
perfora lo scafo di una nave. In alto didascalie "Non insegnare e sarai
solo eccellente..." . A sinistra piccole barche, sotto: nave fissata con
corde. A destra grossa vite entro la madrevite, congegno (sfondacarene) montato
su doppio scafo, particolari delle viti, inoltre figura di palombaro a mezzo
busto con indumenti, grande figura del congegno perforante (sfondacarene) con
didascalia "Qui sta l'omo".
Sfondacarene
automatico
Il
modello rappresenta una delle armi destinate a far affondare le navi nemiche
spaccando con un violento strappo un'asse di legno della carena. Il congegno
è costituito da una piccola ma possente molla di ferro a forma di U e da
tre viti con una delle tre estremità fissata rigidamente su di un'asse
della carena. L'altro estremo, che può flettersi, viene avvitato alla
terza asse, mentre una seconda vite posta al centro della molla, e destinata a
dare a questa la forza strappante, viene avvitata nella seconda asse della
carena, asse che subirà successivamente lo strappo. Se l'attrezzo, dopo
essere stato caricato mediante la vite centrale viene liberato dal fermo, la
forza di ritorno della molla, agendo bruscamente sulla seconda vite,
provocherà lo sfondamento della carena.
Il
foglio contiene disegni di varia natura tra cui due strumenti per sfondare lo
scafo di una nave. Sul disegno sono riportate le lettere nf- ra- g e a fianco
la didascalia :"strumento breve a spiccare con un picciol colpo un'asse
del fondo d'un navilio. La vite n f è quella la quale entra e piglia
l'asse; la vite ra è quella che strinse l'acciaro e, dato col martello e
appiccato una corda dal punto g al timone e subito che il timone sia mosso, la
vite ra lascia la mola libera e la vite nf spicca l'ase".
Struttura
a gabbione per consolidare le fondamenta di un canale
Il
modello rappresenta una sezione della pavimentazione di un canale navigabile e
specificatamente della conca di S. Marco in Milano che, insieme alla conca
dell'Incoronata, doveva consentire il collegamento tra il Naviglio della
Martesana e la fossa interna della città. Il sistema di costruzione,
basato su file di pali affondati nel terreno e collegati da traverse, mette in
evidenza la necessità di garantire una buona tenuta sia dei fianchi della
conca, che del fondale stesso, in quanto sottoposti a una notevole pressione
dell'acqua dovuta al dislivello delle due conche.
Tagliasartie
Il
modello rappresenta una delle idee di Leonardo per danneggiare la velaturi
delle imbarcazioni nemiche. L'arma è costituita da una palla di cannone
che trascina un attrezzo che, aprendosi e colpendo le sartie, riesce a
provocare la caduta delle vele nemiche e a rendere così difficoltose le
manovre della nave stessa.
.
Il
foglio contiene disegni di diverso soggetto, tra cui due schizzi di palla di
cannone con falce e relativa didascalia : "Le falci a saranno lunghe
braccia 4 e dall'una e l'altra punta fia bbraccia 4. E que' debbon essere
tratte nelle corde delle gran navi, a ciò che le vele caggino in basso.
E 'l navilio che le porta, ne porti assai, e sia di travi forte a ciò
che le bombardelle delle navi non le rompan e la ballotta sia libbre 200".
Sono inoltre raffigurate le bombarde necessarie a lanciare simili mezzi di
offesa. Tutti i disegni, eseguiti a penna e inchiostro seppia, possono essere
datati tra il 1485 ed il 1490.
Valvola
conica
Dispositivo
più volte utilizzato da Leonardo per il blocco automatico del passaggio
d'acqua o di aria tra due condotti o tra un condotto e relativo contenitore.
Leonardo
architetto
Angolo
di rocca con triplice difesa radente
Il
disegno, realizzato probabilmente durante il primo soggiorno milanese di Leonardo,
rappresenta un angolo di rocca, con due fortificazioni angolari. La prima
all'interno del perimetro, la seconda sull'angolo, da cui sporge per la maggior
parte del suo volume. Le due strutture dominano il fossato ricavato senza
scavo, ma con un muro di contenimento e un considerevole riporto di terra.
Particolarmente interessante e innovativo è il posizionamento delle
difese per i tiri di fiancheggiamento, realizzato sistemando una fila di bocche
da fuoco sulla rocca sporgente, in maniera da poter colpire gli eventuali
assalitori che avessero raggiunto la sommità del fossato. L'obiettivo di
tale struttura è quello di poter organizzare per fasi successive una
serie di tiri radenti che colpiscano gli assalitori nei punti dove e' difficile
avanzare: l'argine, il fosso, la cortina, il camminamento superiore.
Sul
foglio disegni, con relative didascalie, eseguiti con penna e inchiostro
seppia, databili tra il 1487 e il 1490. Il particolare del disegno qui
riprodotto è posto nella parte inferiore a destra e rappresenta una
veduta in pianta e in prospettiva della zona angolare d'una fortezza con corpo
di fabbrica quadrangolare sporgente;" fortezza che batte i fossi e
l'argine di fori de fossi ".
In
alto a sinistra parte del disegno relativo alla pianta di un torrione centrale,
disegno di una chiesa a pianta centrale (qui non visibile); in alto a destra,
veduta a volo d'uccello di un lato di una fortezza che viene anche disegnato in
sezione insieme col fossato e la controscarpa. I disegni furono probabilmente
eseguiti in periodi diversi.
Basilica
a 5 cupole
Il
modello rappresenta una chiesa a croce greca organizzata su due assi
perpendicolari con ottagono irregolare centrale e quattro cappelle identiche.
Esternamente la chiesa appare divisa in due parti da una cornice continua, la
parte inferiore comprende tre coppie di finestre bifore e quattro porte
sormontate da un timpano triangolare; la parte superiore è costituita da
cinque tamburi con relative cupole tra le quali spicca quella centrale che
organizza gerarchicamente i volumi e le masse plastiche dell'edificio.
.
Il
foglio contiene disegni eseguiti a penna e inchiostro seppia, di architettura
militare e religiosa. Il disegno della chiesa, con relativa piantina a croce
greca, può essere datato tra il 1487 ed il 1490 e raffigura un edificio
ottagonale a cupola centrale con quattro avancorpi laterali coronati da tetti a
capanne o a cupolette. Varie didascalie.
Chiesa
a pianta centrale
Il
plastico evidenzia un progetto di chiesa che si articola su un concetto di
simmetria con quattro assi uguali a due a due che si intersecano nel centro ed
organizzano radialmente otto cappelle di foggia alternata. I volumi delle
quattro cappelle circolari, in corrispondenza dei primi due assi, sono
parzialmente inglobati nel parallelepipedo centrale, le altre quattro sono
invece strutturalmente più complesse. Sul tamburo centrale, con
decorazioni a tondi di brunelleschiana memoria, si imposta una imponente cupola
emisferica . La copertura e' piana perchè come sottolinea Leonardo,
" a nessuna chiesa sta bene vedere tetti, anzi sia rappianato".
Il
disegno, eseguito a penna con inchiostro seppia, è databile tra il 1487 ed
il 1490. Oltre alla chiesa, nel foglio compaiono altri temi architettonici: in
alto, porzione di fortezza con fossato e controscarpa; a fianco, note per le
guardie su come fare la ronda sia in tempo di guerra che di pace. In basso (qui
non riportata) veduta in pianta ed in prospettiva della zona angolare d'una
fortezza con corpo di fabbrica quadrangolare sporgente
Chiesa
a pianta centrale a nove cupole
La
chiesa rappresentata sul foglio 21 del Manoscritto B , si sviluppa attorno ad
un ambiente centrale sul quale si affacciano, attraverso stretti passaggi, otto
cappelle poliabsidate tra loro collegate da corti corridoi.
.
Il
disegno, eseguito tra il 1487 ed il 1490, rappresenta una chiesa rotonda a nove
cupole e relativa pianta. Si può cogliere una netta distinzione tra la
tribuna ed i vani perimetrali; la chiarezza espressiva della pianta è
rintracciabile anche esternamente, dove le cappelle sono riunite in un unico
volume cilindrico con copertura piana dalla quale spiccano gli otto tamburi con
relative cupole. L'importanza gerarchica dello spazio centrale è
sottolineata dalla imponente cupola e dal tamburo ottagonale. Elementi
architettonici presenti sia nella cupola che nel tamburo, la forma della
lanterna e le decorazioni dei tondi, ripropongono modalità già
usate dal Brunelleschi a Firenze e sicuramente note a Leonardo. Nella restante
parte del foglio ( qui non riprodotta) figurano: in alto, interno di un
edificio ad archi; al centro, una pianta di chiesa a base quadrata con absidi
semicircolari e una macchina per la costruzione di sfere; in basso, forno con
torre per contenere combustibile e relativa didascalia.
Chiesa
a pianta centrale con 4 campanili cilindrici
Il
modello di questa chiesa e' impostato attorno a un vano centrale a forma di
ottagono irregolare sul quale si affacciano quattro absidi semicircolari
posizionate sui quattro lati maggiori, e altrettante cappelle sui lati minori,
ai quali sono collegate da brevi corridoi. Tale idea di chiesa a pianta
centrale, simile ad altre già descritte da Leonardo, e' stata elaborata
probabilmente tra il 1487 ed il 1490.
Il
foglio, databile tra il 1487 ed il 1490, riporta due chiese a pianta centrale
con disegno in alzato e pianta e, in basso, altre due piante di chiese. La
prima chiesa è quella a pianta gemmata, la seconda quella a pianta
centrale con campanili cilindrici.
Chiesa
a pianta centrale o a 2 livelli
Il
plastico evidenzia un modello di chiesa a pianta centrale con quattro absidi
semicircolari che insistono sui due assi ortogonali (orizzontale e verticale)
approssimando la pianta ad uno schema a croce greca. Sono inoltre presenti otto
cappelle circolari della stessa dimensione e quattro blocchi di scale in
corrispondenza delle entrate .Particolarità di questo edificio è
lo sviluppo degli ambienti su due piani sovrapposti . Il disegno e le
annotazioni sono fortemente ispirati alla chiesa di S. Sepolcro a Milano che
Leonardo visito' più volte e descrisse minuziosamente nei suoi appunti.
Il
foglio, databile tra il 1487 ed il 1490, contiene tre disegni della stessa
chiesa : in alto una vista d'insieme, lateralmente spaccato della stessa, sotto
pianta quadrata con nota esplicativa riportante le lettere cabd, che indicano
rispettivamente il tiburio di sopra(cd) ed di sotto (ab).Particolarità
di questo edificio è l'essere abitato sia sopra che sotto. Infatti
Leonardo nella citata nota riporta: " questo edificio è abitato di
sotto e di sopra, come S. Sipulcro. E' di sopra come sotto salvo che il di
sopra ha il tiburio cd e il di sotto ha il tiburio ab; e quando entri ne la
chiesa di sotto, tu cali 10 scalini e quando tu monti in quella di sopra tu
sali 20 .
Chiesa
a pianta gemmata
La
chiesa è costituita, in pianta, da un ottagono regolare centrale dove si
affacciano, attraverso stretti corridoi, otto cappelle identiche, su ognuna
delle quali insiste un'abside semicircolare. Si tratta quindi di uno studio sulla
possibilità di sviluppo di una pianta per gemmazione, ossia articolando
radialmente elementi simili per forma ma diversi per dimensione.
Sul
foglio sono raffigurate due chiese con alzato e pianta e le piante di altre due
chiese. Nessuna didascalia. Il disegno della chiesa a pianta gemmata è
il primo in alto a sinistra. Subito sotto, il disegno della chiesa a pianta
centrale con quattro campanili cilindrici. Tutto il foglio è stato
probabilmente disegnato tra il 1487-1490.
Citta'
ideale
Attratto
dalle forme classiche, Leonardo elaboro' bozzetti di chiese a pianta centrale,
nelle quali si intravedevano simmetrie architettoniche ottenute con complesse
strutture di absidi, nicchie, tabernacoli o loggiati. Si interesso' pure alle
città e in particolare a Milano e ai problemi di risanamento edilizio
che questa città aveva, specie dopo la peste che la colpì nel
1484. Leonardo pensa alla progettazione di una città ideale, ossia
pianificata secondo un'idea unitaria, e disegna vari particolari che uniti
danno corpo a come poteva presentarsi tale città se fosse stata
costruita. Tale città doveva essere costruita vicino a un grande fiume (
probabilmente il Ticino) le cui acque avrebbero rappresentato la soluzione a
tanti problemi che la città poneva. Al Museo e' presente un grande
plastico che riporta tutte le idee di Leonardo unite a formare una vera e
propria città; di seguito vengono approfonditi alcuni dettagli.
Particolare
del plastico
Cortina
con salienti semicircolari - particolare 1
Particolare
di una cortina, in cui sono messi in evidenza i disimpegni e i locali delle
bombardiere, ricavati sul retro della cortina stessa per non indebolirne la
struttura muraria frontale; tali ampi spazi permettevano facilità di
movimento alle truppe e costituivano una valvola di sfogo ai fumi e il rombo
dei cannoni. Il modello mette in evidenza la forma innovativa della copertura.
.
Il
foglio riporta disegni di fortificazioni militari, eseguiti intorno al 1502, e
riferibili allo studio di una cortina con sperone e salienti semicircolari.
Nessuna didascalia. In alto a destra veduta in alzato di una cortina a sproni
con copertura a struttura convessa. In basso a sinistra tre schizzi sulla
sezione degli sproni.
Cortina
con salienti semicircolari - particolare 2
Il
particolare del plastico mette in evidenza la struttura della cortina, nella
quale sono ben visibili i passaggi interni, l'accesso ai locali delle
bombardiere nonché la forma dei salienti e quella della struttura
paraboloide della copertura superiore.
.
.
Il
foglio, con disegni capovolti rispetto alla numerazione, contiene due
rappresentazioni con particolari relativi alla cortina con sperone e salienti
semicircolari già disegnata nel foglio 63 dello stesso manoscritto.
Nessuna didascalia. Il foglio è databile intorno al 1502. In alto,
sezione di una piazzaforte con gallerie da cui si possono raggiungere le
bombardiere. In basso veduta in prospettiva dall'alto di un tratto di cortina
con sproni disposti a spicchio. Tutto il disegno mette in evidenza la
capacità sia difensiva che offensiva (presenza di bombardiere ben
difese) di tutta la struttura militare.
Cortina
con salienti semicircolari - particolare 3
Particolare
della cortina in cui sono messi in evidenza la forma e la struttura dei
salienti semicircolari. La struttura muraria realizza in sè le
indicazioni di Leonardo sulla disposizione dei mattoni e sulla struttura degli
archi. Si tratta di una straordinaria trasposizione sul piano orizzontale
dell'antica tecnica costruttiva in laterizi che, con archi annegati nelle
murature verticali, otteneva la ripartizione dei carichi in due spinte
laterali.
.
Il
foglio, databile tra il 1498 e il 1502, contiene un disegno, eseguito a penna e
inchiostro seppia, di architettura militare con sovrastante didascalia. Nella
parte inferiore studi di un'opera di difesa a sproni di sezione semicircolare.
Il fossato e la relativa controscarpa sono disegnati parzialmente. Interessante
il particolare della struttura muraria degli sproni con riferimento all'uso e
alla disposizione dei mattoni, disposti di testa e convergenti verso il centro
della struttura stessa. Interessante, anche se di non immediata relazione con il disegno,
la sovrastante didascalia. "Perché il vaso sonoro di minor bocca
arà nella sua percussione molto più grave e più bassa voce
colla sua bocca stretta che essendo larga ". In essa Leonardo voleva
mettere in relazione il suono prodotto dalla percussione dell'orlo di un vaso
di piccole dimensioni con l'indagine tra il rumore prodotto da un'arma da fuoco
e i fenomeni meccanici che ne derivano.
Fossato
con difesa sommersa
Il
disegno è stato elaborato presumibilmente nel periodo trascorso da
Leonardo in Romagna al servizio di Cesare Borgia. Esso rappresenta uno studio
sulla possibilità di utilizzare un rivellino non solo come struttura
difensiva ma anche come avamposto dal quale colpire il nemico con tiri radenti
il terreno. Si tratta di una nuova concezione di struttura offensiva, poco
aggredibile anche servendosi delle armi da fuoco già diffuse alla fine
del XV sec. .
Databile
al 1502, il foglio presenta un progetto per la difesa perimetrale campale con
doppio fossato, con le mura esterne rivestite di fieno per attutire i colpi
d'artiglieria. Il particolare del disegno rappresenta una bassa torre circolare
di notevole diametro fornita di sovrastruttura conica e destinata a una difesa
semisommersa, con accesso sotterraneo, con linea di tiro sul pelo d'acqua del
fossato. Per la tipologia di struttura ellittica, tale difesa era affidata ad
armi leggere.
Sopra
a sinistra: particolare delle mura ricoperte di fieno, con la nota:
"bagnato e infangato" [ il fieno].
Rivellino
o bastione triangolare
Il
plastico rappresenta un avamposto, o rivellino, per la difesa dell'entrata di
una fortezza. Il disegno di questo rivellino, ispirato probabilmente a
un'architettura già esistente, risale al periodo in cui Leonardo si
trovava in Romagna a sovrintendere alle fortificazioni militari di Cesare
Borgia. Il modello, a forma triangolare, che presenta sulla sommità tre
piccoli edifici di servizio, possiede pure un camminamento utilizzato anche
come piazza d'armi per la fila superiore delle cannoniere.
Il
foglio, databile tra il 1501 ed 1504, riporta il disegno (capovolto), eseguito
a penna con inchiosto seppia, di un bastione triangolare visto in pianta e in
alzato. Il disegno, che sembra rifarsi a modalità architettoniche
già esistenti (probabilmente del centro Italia, Romagna o Lazio),
presenta un bastione fortemente scarpato, con tamburo e beccatelli su archetti
e merli sovrastanti. Nel disegno non vi è alcun riferimento al fossato e
all'entrata con il ponte levatoio, che invece sono stati aggiunti nel modello.
Rocca
di montagna con due cinte di difesa
Il
plastico rappresenta una rocca di montagna probabilmente già esistente,
ripensata da Leonardo per meglio resistere all'aumentata forza offensiva delle
nuove armi da fuoco, sviluppatesi a partire dalla seconda meta' del '400. Il
rivellino, posto probabilmente a difesa di una entrata alla base del castello,
indicata nel disegno dalla scritta "sotterranea", è costituito
da tre torri fortemente scarpate dalle quali si sviluppa una cortina muraria
con ronda superiore e uno sperone centrale con una apertura angolare di circa
125 gradi. Il doppio perimetro di mura concentriche si erge a difesa del
possente torrione centrale, forse dimora del signore.
Il
disegno della grande fortezza può essere fatto risalire intorno al 1507.
Lo si deduce dalla nota a fianco, in cui Leonardo racconta di un episodio
realmente avvenuto in quell'anno e riferibile a un tradimento militare di cui
fece le spese Simone Arrigoni, tradito da un certo Gerolamo Poggio, suo
capitano. La nota riportata in basso è particolarmente interessante per
capire come Leonardo immagina la sua fortezza, infatti vi descrive ampiamente
le innovazioni che intende adottare, con particolare riferimento all'aumentato
rapporto tra misura in pianta e in alzato con l'introduzione di spesse cortine
murarie in grado di assorbire i colpi delle armi da fuoco. Altra innovazione
importante è la totale assenza di merlatura. Il coronamento superiore di
tutta la struttura muraria è infatti costituito da un basso parapetto,
con profilo sfuggente per deviare i colpi nemici. Qui vengono ricavati gli
alloggiamenti per le batterie difensive.
Altro
particolare interessante è costituito dalla scarpata quadrangolare di
due delle torri tonde della prima cortina difensiva perimetrale; questo
accorgimento, attuato sulle torri non difese dal rivellino esterno, permette i
tiri di fiancheggiamento per la difesa lungo le mura ed evita che si creino
punti morti nei quali il nemico sia al sicuro dai tiri dell'artiglieria
difensiva. A questo proposito nella nota sotto riportata cosi' scrive Leonardo:
"Non si facci le scarpe delle torre sopra delli angoli delle fortezze, che
sien di figura retonda, acciò che, sendo tali torre sanza piombatoi, il
nemico non sia sicuro al tagliamento, che si po fare in fra le bombardiere, che
battan per fianco li 2 muri, che si congiungano a esse torre..."
Torre
angolare con beccatelli
Il
plastico si presenta cosi' strutturato: due cortine murarie, all'intersezione
delle quali si erge una torre fortemente scarpata nella parte inferiore, su un
alto tamburo si imposta la merlatura sorretta da una fila di beccatelli che
continua sulle due cortine adiacenti, la copertura inferiore a tronco di cono
evidenzia un secondo tamburo, più piccolo e più curato del primo,
che sorregge una copertura superiore conica. Nel fossato un muro con feritoie
corre a poca distanza dalla torre. Tutta la struttura è destinata a
reggere l'urto anche delle armi da fuoco.
.
Disegno
di architettura militare eseguito probabilmente intorno al 1497-1500. Nessuna
didascalia. Il disegno presenta aspetti piuttosto contrastanti, per la presenza
di elementi architettonici propri del medioevo (merlature, piombatoi ecc.) ed
elementi che erano già presenti nell'architettura fortificata
rinascimentale (massiccia scarpata della torre, muro con feritoie alla base
della rocca).
Volete
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