I SERVIZI DI LOTTOGIGI

 

 

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La sirenetta

C'era una volta, e forse c'è ancora,

un mondo meraviglioso nel profondo del mare. Tra le acque del vasto oceano, dove l'acqua è più azzurra e trasparente, abitava il popolo del mare. Lì cresceva una vegetazione rigogliosa. Pesci di ogni grandezza e colore guizzavano tra i rami di alberi altissimi. E al centro del bosco subacqueo sorgeva il castello del re, fatto di corallo rosa e bianco, con porte e finestre di ambra e cristallo purissimo.

Il re del mare era vedovo da molti anni e viveva

con la sua vecchia madre, molto saggia e nobile, così nobile

che come segno di distinzione aveva dodici stelle marine

appuntate alla sua lunghissima coda.

La nonna allevava con amorevole cura le nipoti, sei principesse

giovani e belle. La più piccola era la più bella di tutte: aveva la pelle

di alabastro, occhi più azzurri del mare, lunghi capelli biondi

e una lunga coda di pesce dalle scaglie dorate. Come le sue sorelle

giocava nel giardino reale, e come loro possedeva un'aiuola

tutta sua, dove piantava fiori e piante a suo piacere.

E mentre le sorelle avevano dato ai loro piccoli giardini

la forma di un pesce o di una balena o di un cavalluccio di mare,

la principessina fece la sua aiuola rotonda come il globo del sole

e vi piantò fiori rossi come il fuoco. In mezzo pose la statua

di marmo di un bellissimo ragazzino, che era scivolata

sul fondo del mare dopo un naufragio.

La sirenetta era innamorata della bella statua, e non passava

giorno che non rimirasse il suo ragazzino di marmo. Lì accanto

aveva piantato un salice che coi suoi lunghi rami flessuosi

gli dava ombra e lo accarezzava.

Fin da piccola, la sirenetta aveva mostrato grande curiosità

per i racconti della nonna sul mondo degli uomini.

"Nonna, mi racconti ancora una storia degli uomini?" le chiedeva,

instancabile. "Nonna, quando potrò salire sulla superficie

del mare e vedere il ciclo e le terre emerse?"

"Quando avrai compiuto quindici anni, così come le tue sorelle"

rispondeva paziente la nonna.

"Ma allora devo aspettare ancora cinque lunghi anni"

diceva sconsolata la principessina.

Le sei sorelle avevano un anno di differenza tra loro, e proprio lei,

la più piccola, quella che più delle altre desiderava conoscere

il mondo degli uomini, avrebbe dovuto aspettare più a lungo.

Arrivò il quindicesimo compleanno della maggiore,

la prima ad avere il diritto di salire sulla superficie del mare.

Fa un giorno di grande eccitazione per tutte le sorelle.

La nonna pettinò la primogenita, le agghindò la coda

con otto stelle di mare e la salutò. Lei salutò la nonna

e le sorelle e nuotò verso la superficie.

Al suo ritorno, aveva mille cose da raccontare: la più attenta

era la sorellina minore, seduta in prima fila ad ascoltare

e a sognare a occhi aperti.

"La cosa più bella è stata distendersi sulle onde al chiaro di luna

e guardare la città dove brillano mille luci, come mille stelle,

e si sentono le voci delle persone e le risate e la musica..."

raccontò la maggiore.

Un anno dopo anche la seconda sorella salì, e al suo ritorno raccontò di un tramonto infuocato e di come i raggi del sole avessero trasformato l'acqua del mare in oro purissimo e liquido. E Fanno dopo fu la volta della terza sorella, che, essendo la più coraggiosa, si spinse oltre la foce di un grande fiume che si gettava in mare. "Ho visto verdi colline e villaggi, vigneti e boschi. E in una piccola ansa del fiume ho visto un gruppo di bambini che si rincorrevano sulla spiaggia. E quando si sono tuffati tutti insieme, mi sono tuffata tra loro. Poveri piccoli, devo averli spaventati, perché sono fuggiti via gridando." L'anno dopo fu la volta della quarta sorella. Ma lei si limitò a rimanere in mezzo al mare e a farsi trasportare dalle onde. La quinta sorella compiva gli anni d'inverno, perciò il suo fu un racconto completamente diverso da quello delle sorelle, perché vide cose che loro non avevano mai visto.

"Quando sono emersa, montagne di ghiaccio trasparenti

come diamanti sorgevano davanti a me" raccontò la quinta sorella.

"Poi le onde hanno cominciato a innalzarsi, onde grosse e nere,

e il cielo si è coperto di nuvole e i tuoni rimbombavano

tra i ghiacci. Sulle navi i marinai ammainavano le vele,

terrorizzati, e si sentivano lo scricchiolio delle assi e le grida

degli uomini che tentavano di sfuggire ai muri di ghiaccio

e di acqua. E stato bellissimo e tremendo al tempo stesso,

e mentre io me ne stavo seduta su uno dei picchi più alti,

intorno a me saette di luce cadevano e lasciavano

scie di fuoco sul mare."

La sirenetta ascoltava rapita, e il desiderio di scoprire

quel mondo sconosciuto si faceva sempre più ardente.

A volte le cinque sorelle si prendevano per mano e risalivano

insieme sul mare e cantavano, inseguendo la scia delle navi.

La piccola le seguiva con lo sguardo e sospirava, invidiosa.

Quando finalmente la sirenetta compì quindici anni, la nonna

la preparò alla cerimonia, pettinandole i lunghi capelli e ornandoli

con una ghirlanda di bianchi gigli di mare. Infine, le appuntò

otto magnifiche stelle di mare sulla coda di pesce.

"Ahi, nonna, mi fanno male!" esclamò la sirenetta.

"Chi bella vuoi comparire un po' di pena ha da soffrire"

le disse la nonna. "Vai, ora. Sei pronta!"

La sirenetta era felice: nuotò e nuotò, e quando levò il capo

sopra la distesa d'acqua, il sole era appena sceso all'orizzonte

e miriadi di lucciole dorate splendevano sull'acqua e nel cielo.

Il mare era calmissimo, e di fronte a lei un grande vascello

all'ancora si dondolava tranquillo. Si sentivano risuonare

canti allegri e musiche. C'era una festa a bordo.

La sirenetta, incuriosita, si avvicinò ancora di più

e quello che vide la lasciò senza fiato. Sul ponte si affacciò

un giovane principe con occhi e capelli neri.

Il principe era bellissimo e assomigliava straordinariamente al ragazzine della statua nella sua aiuola. La piccola sirena non riusciva a distogliere lo sguardo dal ragazzo. Tutto in lui era nobile: il suo modo di muoversi, di camminare, di parlare. Si era fatto molto tardi, ma la sirenetta seguiva ogni passo del giovane e non si avvide che il mare si stava ingrossando. Un vento forte si abbatte sulla nave, le onde si gonfiarono e nuvole cariche di pioggia coprirono il cielo. Nel giro di pochi minuti il mare era diventato una furia. Cavalloni arrabbiati si abbatterono sulla carena della nave: l'albero maestro si spezzò come un fuscello e si schiantò sul ponte, sfasciando la nave. I marinai si precipitarono alle scialuppe, ma il grosso dell'equipaggio fu travolto dalle acque e con esso il giovane, bellissimo principe.

La sirenetta vide il giovane scomparire tra le onde nere

e schiumose. Dapprima se ne rallegrò, perché pensò che lui

potesse seguirla in fondo al mare, ma poi ricordò che gli uomini

non possono vivere nell'acqua.

Allora nuotò velocissima per correre in suo aiuto.

Si tuffò tra le onde e finalmente lo prese fra le braccia

e lo riportò a galla: appena in tempo.

Il mattino dopo il mare si era placato. Un'alba rosa aveva preso

il posto della terribile notte di tempesta. Il volto del ragazzo

era bianco come quello della statua, ma la sirenetta riusciva

a sentirne il respiro, delicato come una brezza di primavera.

Innamorata, lo guardò a lungo e gli posò un bacio sulla fronte.

Poi lo baciò di nuovo, sperando nella sua salvezza.

Solo in quel momento vide la terraferma davanti a sé.

Davanti ai suoi occhi si stendeva una spiaggia bianchissima, e fu lì che la sirenetta depose il giovane. In quel momento si sentì un din don: era la campana di un convento che sorgeva poco distante. La sirenetta udì delle voci: fece appena in tempo a rituffarsi in mare e a nascondersi dietro uno scoglio. Un gruppo di fanciulle si fece avanti correndo. Una di loro scorse il giovane disteso sulla sabbia e si avvicinò. La fanciulla gridò, e le sue compagne accorsero e circondarono il naufrago. Quando aprì gli occhi, il principe sorrise alla fanciulla che aveva davanti. Certo non poteva sapere che era stata un'altra a sottrarlo alla morte, e così la sirenetta provò una fitta di dolore e di gelosia. Si rituffò tra le onde e corse a rifugiarsi negli abissi, nel castello di suo padre.

La sirenetta era sempre stata chiusa e silenziosa. Da quel giorno

lo divenne ancora di più. Nonostante le domande delle sorelle,

che desideravano ascoltare il racconto della sua esperienza,

lei non disse nulla. Ogni tanto nuotava fino alla spiaggia,

dove aveva lasciato il principe, ma naturalmente lui

non c'era più. E quando tornava in fondo al mare, Tunica

sua consolazione era abbracciare la statua del suo giardino.

Alla fine però non potè più resistere e raccontò la sua storia

a una delle sorelle. Questa a sua volta si confidò con le altre

e con le amiche più intime. Fu proprio un'amica a rivelare

a tutte dove si trovava la dimora del principe.

E così una sera le sorelle dissero alla sirenetta:

"Vieni con noi, abbiamo una sorpresa per te."

Si presero per mano e la accompagnarono a galla,

fino al golfo dove sorgeva il castello del principe.

Da allora, ogni notte, la sirenetta lasciava la dimora del padre per andare al castello del principe. Nuotava nel canale che s'insinuava nel giardino, proprio sotto la terrazza su cui si affacciava la camera del giovane. "Ah, potessi rimanere per sempre accanto a lui..." sospirava vedendolo, e cresceva in lei il desiderio di abitare in mezzo agli nomini. Un giorno decise di interrogare la vecchia nonna: "Nonna, se non annegano, gli uomini possono vivere per sempre o muoiono come noi1?"

"Anche loro devono morire, e la loro vita è molto più breve della nostra. Noi viviamo per trecento anni, poi, nna volta cessato di esistere, ci trasformiamo in spuma di mare. Gli nomini invece hanno un'anima immortale, che vive anche quando il loro corpo ha cessato di esistere e s'innalza fino alle stelle più luminose" le rispose la vecchia sirena. "Nonna, posso avere anch'io quest'anima immortale e vivere per sempre?" chiese la sirenetta, speranzosa. "Darei cent'anni della mia vita pur di diventare una creatura umana."

"Non dire sciocchezze!" le rispose la nonna. "Solo se un uomo ti amasse più di ogni cosa al mondo e ti prendesse come sua sposa, soltanto allora parte della sua anima entrerebbe in te, e anche tu diventeresti una creatura con un'anima immortale. Ma dovresti rinunciare per sempre al nostro regno marino. Dovresti rinunciare alla tua coda di pesce per quei due buffi sostegni che gli uomini chiamano gambe. Non pensarci più. Pensa a cantare, a ballare e a divertirti. La nostra vita in fondo al mare è bella e spensierata, e se passiamo i nostri anni in allegria, con più soddisfazione ci culleremo sulla spuma del mare per l'eternità." Ma la sirenetta non era convinta. Quella sera partecipò alle danze e ai canti di corte, ma il suo cuore era molto triste, e alla fine abbandonò la sala dei balli, mentre il castello risuonava di risa e di musica, e andò a rifugiarsi nel suo giardino. "Desidero diventare una creatura umana" si disse. "Lo desidero e ci riuscirò."

Ormai decisa a rinunciare per sempre alla sua vita marina, la sirenetta scese negli abissi, nell'angolo più oscuro del regno paterno, là dove viveva la Strega del mare. "Lei mi aiuterà a ottenere quello che desidero" pensò, risoluta, procedendo nel mondo della Strega. Lunghi serpenti e polipi mostruosi allungavano le loro viscide braccia verso di lei. Il cuore della piccola sirena batteva forte, ma più forte era il suo desiderio di vivere per sempre con l'uomo che amava. Mentre nuotava, vide bastimenti affondati e marinai morti avvinghiati alle alghe, e alla fine giunse alla dimora della Strega: era una casa fatta di ossa bianchissime. Sulla soglia l'attendeva la megera. Accarezzava un grosso rospo che mangiava dalla sua mano.

"So perché sei qui" disse subito la Strega, "e penso che tu sia

una sciocca. Ma esaudirò il tuo desiderio e trasformerò

la tua coda di pesce in due gambe umane, affinchè tu

possa vivere accanto al giovane che ami, farlo innamorare di te

e conquistare l'anima che tanto brami. Sei venuta appena

in tempo, perché domani sarebbe stato troppo tardi

e avresti dovuto aspettare un anno intero per chiedermi

questo favore. Ora ti preparerò una bevanda che dovrai portare

con te e bere sulla terra prima che spunti il sole. Dopo

che l'avrai bevuta, la tua coda si dividerà in due gambe graziose.

Ti farà male, e ogni volta che camminerai sarà come se tu posassi

i piedi su una spada affilata. Ciò non ti impedirà di danzare,

e ballerai leggera come nessun'altra sulla terra, ma i tuoi piedi

sanguineranno. Se accetterai tutto questo, io ti posso aiutare."

"Lo voglio" disse la fanciulla, decisa.

"Ricorda, però" disse la Strega, "non dovrai fare più ritorno   

al regno di tuo padre: dovrai lasciarlo per sempre.

E se il principe non ricambierà il tuo amore e sposerà

un'altra fanciulla, il mattino dopo le sue nozze tu morirai

e ti trasformerai in schiuma di mare. E dovrai sottoporti

a un altro sacrificio: rinuncerai alla voce, la cosa più bella

che possiedi, e sarai costretta a sedurre il principe senza parlare.

Io voglio la tua voce in cambio della mia magica bevanda.

Sei disposta a donarmi la tua lingua in cambio del filtro?"

"E sia, lo voglio" rispose la sirenetta, pallida.

La Strega mise sul fuoco il suo magico paiolo. Mescolò

segreti ingredienti e si punse il petto per aggiungere gocce

del suo sangue nero e stregato al filtro. Infine consegnò

la preziosa bevanda alla sirenetta.

"Eccoti servita. Ora vai e raggiungi la terra. Addio."

Non era ancora l'alba quando la piccola sirena raggiunse

il castello del principe e sotto la sua terrazza bevve il filtro fatato.

Svenne all'istante e rimase lì come morta.

Quando si risvegliò, il sole era alto nel cielo e accanto a lei

era chino il bellissimo principe, che la guardava intenerito.

"Chi sei, bella fanciulla?" le chiese il principe. Ma lei non poteva

rispondere, perché nessun suono usciva più dalla sua bocca.

Abbassò lo sguardo e vide che la sua coda era scomparsa,

e al suo posto erano cresciute due gambe lunghe e delicate.

Quando si levò e provò a camminare, fu come se i suoi piedi

si posassero su un tappeto di lame taglienti, e provò un terribile

dolore. Ma non le importava, perché aveva ottenuto

ciò che desiderava. Da quel giorno rimase sempre accanto

al suo principe: lui la proteggeva, la voleva sempre accanto a sé

e la trattava con grande affetto, ma non era innamorato di lei.

"Mi vuoi più bene che al resto del mondo?" sembrava chiedere con lo sguardo la fanciulla al suo principe. "Tu sei per me la più cara di tutti" le rispondeva il principe, che pareva capire le parole impresse nel suo sguardo. "Mi ricordi tanto la fanciulla della spiaggia, la prima persona che ho visto quando ho riaperto gli occhi, colei che mi ha salvato.

E lei Tunica che posso amare. Ma poiché lei appartiene

per sempre al convento, e la sorte ti ha mandato al suo posto,

io e te non ci separeremo mai." E così passarono i mesi.

Un giorno si sparse la voce che il principe era stato promesso

in sposo dal re suo padre alla figlia del re del paese confinante.

"Non ti preoccupare, mia dolce amica" disse il principe

alla piccola muta. "Io non la sposerò, lo sai.

Accompagnami in questo viaggio."

E insieme partirono per mare su una delle grandi navi

del principe. Ma quando la nave attraccò nel porto della città

vicina, e il principe scese a terra insieme alla sua dolce amica,

una sorpresa lo stava aspettando. Una sorpresa che avrebbe

cambiato per sempre il loro destino.

"Sei proprio tu!" esclamò il principe, riconoscendo nella principessa

che gli veniva incontro la fanciulla che lo aveva salvato.

E strinse tra le braccia la sua promessa sposa.

"Tu sei colei che ho sempre cercato!"

La principessa era stata educata in convento,

ma non per diventare suora: il suo destino era un altro.

Il cuore della sirenetta si fermò. Tutto ormai era perduto per lei.

Il giorno dopo le nozze del suo principe, si sarebbe tramutata

in spuma. Con la morte nel cuore, prese parte ai festeggiamenti

e ballò per il suo amato come non aveva mai ballato. Furono

celebrate le nozze. Quando i due sposi la sera salirono a bordo

della nave per ritirarsi nella tenda reale, la sirenetta si rannicchiò

a prua, a ripensare alla sua breve vita di creatura umana.

A nulla era valso il suo terribile sacrificio: all'alba il suo cuore

si sarebbe spezzato e lei sarebbe tornata per sempre al mare.

A un tratto, mentre scrutava le stelle all'orizzonte, la sirenetta

vide delle sagome scure nuotare tra le onde: erano le sue sorelle,

e venivano da lei.

Erano pallidissime, e i loro bei capelli non ondeggiavano                 

più al vento. "Abbiamo sacrificato i capelli per te, in cambio            

dell'aiuto della Strega del mare" le dissero. "Lo vedi questo coltello?  

Prendilo e affondalo nel petto del principe. Se lui morirà,

tu sarai salva: tornerai sirena e verrai con noi nel regno marino.

Fa' presto, prima che Falba ti sorprenda."

La sirenetta prese il coltello e scivolò in silenzio sotto la tenda

reale. Bastava trapassare il cuore del principe per tornare a vivere.

Ma non appena scorse il bel viso dell'amato, la fanciulla

prese il coltello e lo scagliò lontano, tra le onde.

Avrebbe atteso con coraggio il suo destino.

Il sole sorse sul mare e la sirena non sentì la morte posarsi

su di lei, ma vide delle eteree figure che come vele bianche

salivano al cielo. Sentì che anche lei saliva, saliva leggera.

Non si era tramutata in spuma!

"Vieni con noi" dissero le figure, fluttuando nell'aria.

"Per la tua bontà sei diventata una figlia dell'aria,

e se rimarrai con noi e porterai sollievo agli uomini affaticati,

conquisterai un'anima e vivrai in eterno."

La sirenetta tese le mani verso il sole e si alzò nel cielo,

volando leggera verso il suo destino.

E una grande pace Scese nel suo cuore tormentato.

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